Commento del giorno - Palio, ma Siena non è Ferrara

Ci scrive Maria Cristina Magri del forum Il Cavallo per intervenire con un suo articolo sulla strage del Palio di Ferrara sottolineando tutte le differenze fra il Palio di Siena e quello di Ferrara.

Ferrara, ovvero la città che da più di duecento anni non aveva un Palio
(e non era nemmeno il più antico del mondo).

Ultima edizione del Palio di Ferrara, domenica 28 maggio 2006: tre cavalli abbattuti, una succursale di macelleria sotto gli occhi di bambini con le bandierine colorate in mano e adulti che improvvisamente scoprono di non essere davanti allo sceneggiato apparentemente uguale a se stesso delle telecronache estive.

Tre cavalli abbattuti per colpa di chi volendo rubacchiare il successo altrui (leggi il Palio di Siena, catalizzatore di interesse cittadino, storico e turistico con un indotto notevolissimo dal punto di vista economico e spettacolare) pone tutto il suo interesse a replicare sbandieratori, coreografie, chiarine e pinzillacchere ma si dimentica della cosa più importante: la cultura equestre che Siena ha sempre conservato e Ferrara no. Siena ogni anno, due volte l’anno da secoli mette la terra in piazza; Ferrara si è inventata un evento turistico recentissimamente e l’ha copiato solo nelle sue forme esteriori, senza preoccuparsi di impararne i fondamentali.


Siena può contare su secoli di esperienza
dei suoi contradaioli in cavalli e logistica; Ferrara è stata inventata da incompetenti assessori comunali al turismo che non sanno distinguere il concorso ippico di Piazza di Siena a Roma dal Palio di Siena in piazza del Campo (vedi Estense.com L'Ente Palio: ''Non dovrà succedere mai più'' del 2 giugno).

Siena ha dovuto imparare per sopravvivere anche oggi ad essere sempre più attenta ai particolari, alle cose che fanno la differenza tra un cavallo morto ed uno vivo: a Siena da anni corrono mezzosangue selezionati per il Palio, meno veloci dei purosangue ed anche differenti morfologicamente per permettere lo spettacolo della competizione in condizioni di maggior sicurezza; a Ferrara hanno usato purosangue ex-galoppatori da ippodromo mandandoli ad ammazzarsi su una pista piena di buche e preparata da gente che un cavallo non sa nemmeno come si muove, sabbia buttata sull’asfalto e via - come mandare delle Formula uno ad un rally, praticamente: peccato che i cavalli non abbiano le sospensioni idrauliche e non si possano cambiare i pezzi rotti.

A Siena il terreno (tufo, per la precisione) è conservato di anno in anno nei depositi comunali e posato con la massima cura in uno strato così spesso da garantire la migliore situazione possibile per la corsa, diminuendo così i rischi di cadute per i cavalli.
A Ferrara il fondo era pieno di buche: se chi lo ha preparato sapesse qualcosa di cavalli al galoppo avrebbe fatto le cose ben diversamente.

L’unica cosa che Ferrara ha davvero uguale a Siena sono i fantini: gli assassini, li chiamano là. Peccato che loro siano proprio gli unici a non avere altro interesse (soprattutto economico) che ad andare il più forte possibile, anche per la propria sicurezza visto che si rischia meno a stare in testa che nel gruppo caotico degli inseguitori.

A Siena attendono e preparano ogni Palio per 364 giorni l’anno, la mossa possono aspettarla ore ed ore, vivono capiscono leggono ogni secondo ed ogni movimento di cavalli e fantini e il mossiere ha tutte le pressioni del mondo – tranne quella di fare presto che nel programma c’è qualcos’altro.
A Ferrara si deve tirare via anche lì, la corsa è soltanto un appuntamento tra gli altri del programma settimanale, la gente non ha abbastanza interesse da poter prolungare più di tanto i preparativi e solo una curiosità, “chi è arrivato primo?”

Siena non ha mai interrotto il proprio legame coi cavalli, Ferrara appiccica il blasone di “Palio più antico del mondo” ad un manifestazione assolutamente slegata dalle tradizioni culturali recenti della città: si sbandiera ai quattro venti che nel 1259 a Ferrara si correvano già i Palii, barando sulla storia reale: la prima testimonianza scritta di un Palio a Siena è del 1239. Purtroppo l’Ente turismo si dimentica di far notare con altrettanta evidenza che non se ne tennero più a Ferrara già dalla primissima metà del milleottocento.

A Siena combattono da secoli per mantenere il loro Palio e negli anni hanno dovuto imparare (per forza o per amore) a fare il Palio più sicuro possibile per i cavalli; a Ferrara non hanno esperienza né capacità, né l’umiltà per andare ad imparare dai senesi quello che a loro manca e se le bugie hanno di solito le gambe corte qui a Ferrara le hanno rotte i cavalli - per colpa di chi deforma la storia reale per inventarsene una a proprio uso e consumo.
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Si faranno ancora esperienza sulla pelle dei cavalli, ripetendo errori che da anni a Siena non si fanno più?
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Perché Ferrara negli ultimi duecento anni è stata terra di trotto: ma la debole fantasia di chi bada soltanto a rubacchiare un po’ di turismo storico superficiale non ha nemmeno la conoscenza minima del proprio territorio necessaria a conoscere quali sono, davvero, le sue vocazioni storiche in campo equestre.
E pensare che solo cinquant’anni fa in tutti i paesi della Bassa emiliana la domenica era ancora la giornata del Corso, la gara tra baracchine e domatore dove i tanti appassionati guidatori dilettanti si sfidavano per vedere chi aveva il più veloce, il più elegante, il più splendido trottatore.

[ Maria Cristina Magri, ferrarese ]

» Il palio di Ferrara e i cavalli abbattuti

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