Allevare polli con fervore religioso

religione e agricolturaLeggo su soldiblog di un contadino biologico della Virginia che si definisce "allevatore cristiano, libertario, ambientalista e maniacale" e parla della sua attività come di una "missione sacerdotale".

Joel Salatin si rifiuta di spedire i suoi prodotti a gente con cui non avrebbe la possibilità di parlare di persona, faccia a faccia. Joel crede che il cibo debba essere consumato localmente; negli USA un pezzo di roba commestibile viaggia in media 1.500 miglia (2.400 Km circa) prima di essere mangiato; troppo, secondo lui. Joel dice ai suoi acquirenti di venirsi a comprare le cose di persona e se è troppa fatica per loro, di andarsi a trovare un altra fattoria più vicino casa.

Ho letto una sua intervista e mi è piaciuto il suo modo di rispondere a chi, venendo a comprare le sue uova in BMW, si sorprende dei prezzi alti. Lui gira il cliente in modo che possa vedere bene la sua auto e gli dice: "Sir, you clearly understand quality and are willing to pay for it." (Signore, chiaramente lei sa che cosa sia la qualità ed è disposto a pagare per averla). Cordiale, cooperativo, senza troppi compromessi o catastrofismi.

Dal punto di vista religioso il suo approccio è molto "protestante" nel senso che, come Lutero, oltre a denunciare quel che non va nel modo di fare omologato della massa, lui propone di auto-organizzarsi. Lutero voleva che la gente potesse leggersi la Bibbia da sola, nella sua lingua, e Joel vuole che la gente possa rifornirsi di cibo da sola, senza intermediari a preconfezionarti la porzione.

» Un estratto del libro The Omnivore's Dilemma, di Michael Pollan

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» La filiera corta dei prodotti alimentari

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