L'anidride carbonica non inquina

spot americano sulla benefica CO2"Anidride carbonica: la chiamano inquinamento. Noi la chiamiamo vita". Lo diceva la voce fuori campo di uno spot andato in onda in 14 città statunitensi in maggio contro gli allarmismi degli ambientalisti preoccupati per i cambiamenti climatici.

"I carburanti che producono anidride carbonica ci hanno liberato da un mondo in cui lavorare significava spaccarsi la schiena. Ora alcuni politici vogliono etichettare l'anidride carbonica come inquinante. Senza i carburanti le nostre vite non sarebbero più le stesse". Questo il seguito dello spot che, nelle intenzioni del Competitive Enterprise Institution, dovrebbe indurre il telespettatore americano a sentire il suo benessere minacciato dai "politici spaccaschiene".

Adesso lasciatemi fare una prima considerazione sulla scelta terminologica in questo spot: non è la maggioranza della comunità scientifica a considerare la smodata emissione di CO2 pericolosa (contro cui il telespettatore si sente in soggezione e non ha potere). No, sono "alcuni (quindi pochi) politici". Influenzabili e sostituibili attraverso il voto.

La seconda considerazione è sull'accostamento carburanti e fatica. Ci sono modi non inquinanti di non far fatica (energie rinnovabili... mai sentite nominare?). L'idea che ridurre le emissioni ci farà sudare è fuorviante.

Terza considerazione: lo spot sottolinea che senza i carburanti le nostre vite non saranno più le stesse. Certo, ma perchè tacere il fatto che con i carburanti le nostre vite non sono cambiate solo in meglio? Perchè tacere che l'inquinamento ci accorcia la vita, che la sedentarietà ci fa ammalare e che un sacco di gente muore nel mondo proprio per non far sudare un panzone statunitense davanti alla TV?

Scusatemi: mi sono accalorata. Io sono favorevole alla dialettica scientifica, alla confutazione dei risultati e al dibattere partendo da opinioni diverse, ma qualche volta sento un brivido di terrore serpeggiarmi lungo la schiena quando leggo di queste campagne di (e permettetemi di assumere una posizione personale) premeditata disinformazione.

Cosa fare in casi come questi? Per prima cosa contare fino a dieci per non arrabbiarsi (cosa che stavolta non ho proprio fatto). Arrabbiarsi rende difficile comunicare le proprie idee. Certo, da indignati si possono infiammare gli animi di chi già la pensa come noi, ma per convertire chi parte da posizioni diverse sarebbe meglio restare calmi, visto che dall'altra parte della barricata vedono con la stessa nostra potenziale animosità An Inconvenient Truth. Poi, ovviamente, serve informare, vigilare e, per chi ha fede, pregare.

via | Rifletto

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