Il biologico al discount

mele da discountLa catena di supermercati Lidl ha annunciato che, in Germania, un quinto dei prodotti presto sarà bio. Per confronto, un discount ha mediamente il 3.2 % di bio. Arrivare al 25% è un salto niente male.

Per dare un'idea dell'enormità di questo annuncio vi basti considerare che Lidl acquisterà il 40% del latte bio prodotto in Germania e probabilmente dovrà importarne anche dalla Danimarca per soddisfare la richiesta prevista.

Il dilemma che ora si presenta ai produttori biologico è quello delle produzioni su larga scala che, se da un lato hanno il vantaggio di abbassare i prezzi grazie alle economie di scala, dall'altra richiedono di centralizzare, unificare, uniformare produzioni locali che i sostenitori del bio vedono come un valore. Insomma, il rischio è di sacrificare qualità e biodiversità in nome della quantità e della grande distribuzione.

A complicare il tutto ci sono le produzioni a basso costo di Paesi come la Cina e la Polonia. Economicamente allettanti, ma ecologicamente sconvenienti. Certo, se in Cina si cominciasse a produrre bio i cinesi ne guadagnerebbero, ma se considerate che per risparmiare qualche decina di centesimi al chilo e per alleggerire l'inquinamento in Cina avete fatto viaggiare una cassetta di mele da un capo all'altro del mondo distribuendo gas di scarico di aerei merci su tutta l'Asia... bhe... ecco... non è che quella frutta sia davvero "ecologica"!

Altro problema (i problemi, come le ciliegie, non vengon mai da soli): il mercato del biologico comincia ad essere allettante per i contraffattori. Alcuni controlli, sempre in Germania, hanno evidenziato come negli ultimi anni la quota di prodotti "finto bio" sia raddoppiata, passando dal 4% del 2003 all'8,5% del 2005.

Insomma, secondo Geminello Alvi del Corriere Economia, il successo del bio e la conquista dei discount potrebbero essere l'inizio della fine del biologico vero.

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