Il prezzo alto del petrolio fa bene all'ambiente: lo dicono a Harvard

Secondo lo studio Oil-The next revolution redatto da Leonardo Maugeri docente di geopolitica al Belfer Center per le Scienze e gli Affari Internazionali e pubblicato dalla Harvard University dobbiamo augurarci tutti che il prezzo del petrolio resti alto.

Le nuove trivellazioni fanno prevedere un aumento del 20% della produzione il che potrebbe portare a un crollo del prezzo, evenienza che manderebbe in tilt l'economia mondiale. Dunque non siamo più nell'area del picco del petrolio? Non esattamente, spiega Maugeri che attribuisce la maggior produzione a una combinazione di tecnologia e prezzi elevati. Infatti oggi possiamo contare non solo sul petrolio convenzionale ma anche sul non convenzionale ottenuto dalla fratturazione, il fracking, per cui la produzione è concentrata su sabbie bituminose e gas di scisto.

La maggiore produzione si avrà negli Stati Uniti, Canada, Brasile, Venezuela e Iraq. Interesse dei produttori è far si che il prezzo si mantenga intorno ai 70 dollari al barile e ciò per garantire investimenti e crescita produttiva. A beneficiare di un prezzo elevato e stabile l'industria delle rinnovabili e sopratutto quella fotovoltaica solare che per sganciarsi dalle sovvenzioni statali necessità di tempo.

Il punto, rileva Maugeri, è che non possiamo stabilire la previsione con esattezza: insomma nessuno sa se il prezzo del petrolio crollerà con tutte le inevitabili ripercussioni sull'economia mondiale. Di certo, però, appare chiaro che se vogliamo avere più rinnovabili dobbiamo ancora sostenere una industria energetica basata sul petrolio il che sembra decisamente una cattiva notizia. Ma d'altronde il flop dei negoziati sul controllo delle emissioni di CO2 che si è realizzato in Brasile durante la farsa Rio+20 sembra proprio confermare l'analisi del prof. Maugeri.

Via | Casa & Clima
Foto | TM News

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