Il debito ecologico del pianeta

debito ecologico, soldi e naturaLa NEF (New Economics Foundation, lo stesso ente che ha inventato l'Happy Planet Index) ha reso noto che da lunedì 9 ottobre la Terra è in «debito ecologico».

Siamo in rosso. Significa che sono state consumate più risorse di quelle che il Pianeta è in grado di produrre in un anno. Non sono solo i ricchi a rubare ai poveri... sono i ricchi che hanno cominciato a rubare a loro stessi per mantenere stili di vita assurdi. L'impronta ecologica del pianeta intero aumenta vorticosamente.

Prima di "ringraziare" ufficialmente potenze come gli Stati Uniti e la Cina, che continuano a non aderire al Protocollo di Kyoto, c'è da ricordare che anche i Paesi che hanno aderito ritardano nell'applicazione degli obbiettivi.
La Gran Bretagna (presa ad esempio, visto che il NEF ha sede a Londra) è in rosso già dal 16 aprile.

Il fatto deprimente è che il cosiddetto «Ecological Debt Day» (o Overshoot Day) viene anticipato ogni anno. Il primo «giorno in debito», calcolato nel 1987, cadeva il 19 dicembre. Diciannove anni dopo viene anticipato di quasi due mesi, al 9 ottobre.

Secondo Andrew Simms della NEF il genere umano sta commettendo due grandi errori: «Primo, impediamo a milioni di persone di avere accesso alla terra, al cibo e all'acqua potabile. Secondo, mettiamo in pericolo il meccanismo del pianeta che permette la sopravvivenza dello stesso genere umano». Per esempio, più pesce peschiamo quest'anno meno ce ne sarà disponibile l'anno prossimo. I meccanismi di compensazione saltano, assaliti come sono dalle leggi del mercato, da stili di vita eccessivi, da ricchezze individuali non giustificabili.

La via d'uscita proposta dalla NEF consiste di diverse azioni tese a ridurre la domanda, aumentare l'efficienza, utilizzare energia e materie prime rinnovabili.

via | CorSera

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