Nonna partorisce suo nipote

inizio della vita in provettaUna nonna di 50 anni sta avendo problemi legali, in Giappone, perchè ha dato alla luce un bambino, geneticamente proveniente da un uovo di sua figlia e da uno spermatozoo di suo genero.
La signora di 50 anni ha "affittato l'utero" alla figlia, che aveva perso il proprio a causa di un tumore.

Per la legge giapponese la partoriente è la madre legale, per cui la nonna ha dovuto rinunciare alla maternità e dare in adozione il nipote, poi adotatto dalla figlia e dal genero.

Perdonatemi se vado un pochino off-topic, ma in questa storia si balla intorno ai confini di etica e natura.
Secondo voi è giusto che si impieghino risorse (umane, economiche e scientifiche) per far nascere dei bambini in provetta?

Non sarebbe più naturale destinare quelle risorse al benessere dei bambini che già sono arrivati su questo mondo e sono in attesa di adozione?

Io non voglio assolutamente urtare i sentimenti di chi non riesce ad avere figli per vie naturali e ricorre alle possibilità offerte dalla tecnologia moderna, ma vorrei analizzare il problema dal punto di vista ecologico e di ottimizzazione delle risorse. Ci sono genitori a cui mancano figli, figli a cui mancano i genitori e progetti di ricerca a cui mancano i soldi... dal punto di vista della conservazione della specie umana avrebbe più senso occuparsi di loro, ma sembra anche che il bisogno di avere un erede geneticamente simile ai genitori sia un bisogno per molte coppie. Forse aveva ragione Dawkins nel suo libro "The selfish gene" a dire che siamo delle macchine pensanti costruite per soddisfare i desideri di eternità del nostro DNA.

via | BBC

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