Bradipi golosi che amano il cioccolato bio equo e solidale

bradipo albero cacao

I bradipi sono animali pigri, molto pigri. La loro lentezza estenuante negli spostamenti li rende più esposti all'impatto della deforestazione ed ai repentini cambiamenti di habitat. Negli ultimi anni molte delle foreste del Sud e del Centro America che ospitano i bradipi sono state rase al suolo per fare spazio all'agricoltura, agli allevamenti, alle strade ed alle infrastrutture energetiche.

Privati degli alberi di grandi dimensioni da cui dipendono sia per l'approvvigionamento di cibo (si nutrono di foglie), sia per per confidare in un rifugio sicuro, i bradipi sono sempre più isolati e a rischio. Una speranza per la popolazione di bradipi arriva dall'agricoltura sostenibile, in particolare dalle piantagioni di cacao bio equo e solidale che potenzialmente rappresentano un rifugio per i bradipi oltre che un ponte naturale tra le foreste rimaste ancora intatte. Lo rivela un recente studio condotto in Costa Rica da un'équipe di biologi della University of Wisconsin-Madison.

Come illustra Zach Peery, uno degli autori della ricerca, i bradipi tendono a non cercare nuovi habitat e quando la foresta che li ospitava viene rasa al suolo difficilmente vanno in cerca di terreni più favorevoli. Analizzando una serie di pascoli, foreste ancora intatte e piantagioni di banani e ananas connesse tra loro da una piantagione di cacao organico i ricercatori hanno notato che i bradipi non si spostano nelle piantagioni di ananas e banani se perdono il loro habitat.

Dall'osservazione di due diverse specie di bradipo, molto simili tra loro, i biologi hanno invece notato una certa preferenza per la piantagione di cacao, usata come rifugio e come ponte per raggiungere (lentamente come solo un bradipo sa fare) le foreste tropicali ancora intatte.

I bradipi amano l'ombra garantita dalle piante di cacao. Gli alberi ad alto fusto e la rete di cavi a supporto dei baccelli che alla fine diventeranno cioccolato assicurano al bradipo un rifugio sicuro e discreto per transitare in nuovi habitat.

Foto | Courtesy of Zach Peery, University of Wisconsin Madison

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