Green Hill presto liberi i 2500 beagle: saranno affidati a associazioni animaliste

Dopo la conclusione delle procedure di sequestro di Green Hill, allevamento di beagle destinati alla vivisezione in provincia di Montichiari, restano da collocare i 2500 cani ancora ospitati nella struttura.

La disposizione al fermo di tutte le attività di Green Hill è stato disposto lo scorso 18 luglio dalla Procura di Brescia e eseguito dal NIRDA Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali del Corpo Forestale dello Stato e alla presenza delle forze dell'ordine competenti della Questura di Brescia.

Riferisce Brescia Oggi che i cani potrebbero essere affidati a un network di centri di accoglienza e recupero gestiti da associazioni animaliste. Le condizioni dei cani anche se all'apparenza appaiono buone sono in realtà complesse come hanno potuto verificare i periti veterinari chiamati dalla Procura di Brescia a effettuare le prime visite e accertamenti.

Ci sono le femmine fattrici nate al chiuso e in gabbia, allevate per la produzione di cuccioli e che non hanno mai visto la luce del sole.Per loro sarà necessario progettare un reinserimento nella realtà e nella vita molto lento e graduale; ci sono poi i 250 beagle che hanno subito una deprivazione sensoriale, probabilmente manca loro l'olfatto forse perché non sono mai entrati in contatto con l'esterno e con esseri umani. Restano da chiarire inoltre motivi per cui sono stati trovati 400 cani privi di microchip e tatuaggio identificativo e dunque considerati "fantasmi". Altre indagini riguarderanno le 100 carcasse trovate nelle celle frigo e che si sospetta siano animali abbattuti perché non perfetti secondo le richieste dei laboratori. Le circostanze restano tutte da chiarire ma avanza il sospetto che nell'allevamento piuttosto che curare cani non perfettamente sani questi sarebbero stati abbattuti per convenienza economica.

Infine resta da chiarire a posizione del presidente, direttore e veterinario aziendale di Green Hill, rispetto alle responsabilità sul tentativo di inquinare prove avvenuto da un server remoto e nel corso del sequestro dei computer da parte di un perito informatico.

Foto | Courtesy Occupy Green Hill gruppo su Fb

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