Il cemento divora il cibo, in aumento la dipendenza alimentare italiana

agricoltura cementificazione

I sogni in Lombardia si son spostati in periferia... ad infrangersi, in una colata di cemento circondata dalle risaie. Con i prezzi delle case inaccessibili ai più in città, l'occasione è ghiotta per offrire villette in via del nulla in pronta consegna a centomila euro o poco più, nel pacchetto è incluso un comodo accesso alle tangenziali e una dipendenza a vita dall'automobile per spostarsi. O almeno per i primi anni, finché via del nulla non avrà abbastanza case da legittimare la costruzione di un centro commerciale, con il suo bel McDrive ad ungerti il naso di una fame sporca e gli odori di cibo pronto che penetrano nel vento in aperta campagna. I costruttori ingrassano, per l'agricoltura è tempo di vacche magre invece.

Siccità, cambiamenti climatici, precipitazioni sempre più scarse che aumentano però in violenza e portata... e cemento. Dei terreni sottratti dalla cementificazione all'agricoltura si è discusso oggi a Roma nell'ambito dell'incontro Costruire il futuro: difendere l'agricoltura dalla cementificazione, promosso dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Tra il 1971 ed il 2010 i terreni ad uso agricolo in Italia sono diminuiti del 28% per un totale di 5 milioni di ettari, l'estensione complessiva di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. Oggi la cementificazione sottrae ogni giorno 100 ettari di suolo impermeabilizzati. La popolazione è cresciuta dal 1950 ad oggi al punto da giustificare quest'enorme colata di cemento? No, la crescita della popolazione è stata del 28%, la cementificazione invece ha fatto segnare un incremento del 166%.

Non è solo colpa della cementificazione, intendiamoci, sono tanti gli abbandoni dei campi ma ciò che conta poi, tracciando un bilancio, è cosa perdiamo a causa della progressiva riduzione dei terreni agricoli. Non terreni qualunque: superficie a seminativi e prati permanenti, è qui che si registrano le perdite maggiori, nella principale fonte di materie prime agroalimentari destinate alla produzione di pane, pasta, verdure, riso...foraggio per gli allevamenti e dunque carne e latte.

Il cemento divora il nostro cibo, aumentando la dipendenza alimentare italiana dalle produzioni estere. Oggi copriamo il nostro fabbisogno alimentare per il 73% per quanto riguarda i cereali, per il 64% per il latte, per il 33% per le leguminose, per il 72% per la carne, per il 34% per lo zucchero, per il 73% per l'olio d'oliva. Ma queste percentuali sono destinate a diminuire nei prossimi anni, con l'abbandono delle campagne ed il peso sempre più invasivo della cementificazione.

Oggi in Italia il 6,7% del territorio italiano è edificato. Nella Pianura Padana questa percentuale è del 16,4%. Proprio nell'area agricola più estesa e maggiormente produttiva del Paese si concentrano le province più cementificate d'Italia. In cima alla classifica c'è infatti Monza e Brianza al 54%. Seguono Napoli al 43%, Milano al 37%, Varese al 29% e Trieste al 28%. E ancora Padova, Roma, Como, Treviso e Prato.

Il Ministro dell'Agricoltura Mario Catania, nel suo intervento, ha evidenziato le conseguenze della cementificazione, non solo sulla produzione agricola ma anche sul turismo e sul paesaggio:

Nel corso della storia si sono alternate epoche in cui la campagna ha vissuto dei momenti di splendore e dei momenti di abbandono. Ma erano fasi fisiologiche, determinate dal progresso. In epoca recente, in questa alternanza, si è inserito un fattore che ha reso il consumo del suolo un processo irreversibile: la cementificazione. È un fenomeno che ha un impatto fortissimo sulle aree agricole del nostro Paese, ma diventa ancora di più preoccupante quando lo vediamo concentrato in quelle zone altamente produttive, ad esempio sulle pianure. È qualcosa di devastante sia per l'ambiente sia per l'impresa agricola, con effetti negativi sul volume della produzione. La sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo.

Foto | Flickr

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