Morire di cancro ai polmoni a Taranto, la storia di Peppino Corisi ennesima vittima invisibile

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Dei morti di inquinamento a Taranto si parla poco, ad eccezione dei momenti in cui è l'ILVA, il triste mietitore, a rischiare di morire e le vittime invisibili vengono improvvisamente ricordate, martiri nella fossa che finiranno tra le fauci della fame o del cancro. Morti, comunque. I tarantini hanno provato più volte a riscuotere l'attenzione mediatica sugli spettri del Rione Tamburi, protestando contro la loro invisibilità a fronte invece dell'attaccamento a dir poco morboso della stampa alle vicende Misseri.

Peppino Corisi è uno di questi morti invisibili, l'ennesimo. La sua storia è apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 7 aprile del 2012. Peppino Corisi è morto l'8 marzo di cancro al polmone, aveva 64 anni. Per trent'anni ha lavorato all'ILVA. Lascia una moglie e due figlie. Un operaio come tanti che ha affidato ad una targa la sua amara denuncia. Peppino ha infatti chiesto alle sue figlie, prima di morire, di attaccare una targa alla finestra di via De Vincentis:

Mettetela sotto il balcone, la gente deve sapere - ha detto.

La lapide recita: Ennesimo decesso per neoplasia polmonare.

In assenza dei dati del registro dei tumori Peppino, che avrebbe voluto un numero a testimonianza tangibile di quanto accade nel Rione, ha racchiuso decine di vite spezzate dal cancro in quell'ennesimo.

Eppure quelle ennesime vittime lui le conosceva, le aveva viste in volto: avevano gli occhi della bambina malata di leucemia due strade più avanti, le spalle forti piegate dalla malattia dei suoi colleghi, malati di cancro alla vescica... avevano la sua faccia, al mattino davanti allo specchio, nelle ultime settimane di vita. Al nipote Angelo, 11 anni, prima di morire, Peppino ha detto:

Il nonno ha combattuto, ma non ce l’ha fatta.

A chi tocca oggi combattere per le vittime invisibili? Molti sono lì che sfilano, e fa male dirlo e guardarlo, per difendere il loro posto di lavoro. L'ILVA difende l'ILVA. La politica difende i voti, il consenso sociale, l'equilibrio precario. Ma chi difende l'ennesima vita?

Via | Taranto Sociale
Foto | Gatto Ida - Fondo Antidiossina Taranto

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