Taranto deve scegliere tra la vita e l'ILVA

Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Antidiossina Taranto Onlus, da anni prima voce della protesta contro l'inquinamento ambientale dell'ILVA, interviene con un comunicato sulla difficile scelta a cui sono chiamati i giudici del Tribunale del Riesame e i cittadini tutti: è il momento di scegliere tra la vita e la morte. Tra il futuro di Taranto e l'ILVA così com'era, così com'è, così come la descrivono le pagine del provvedimento che ha messo i sigilli virtuali a sei reparti: un'azienda che finge di rispettare le regole di giorno e si macchia dei peggiori crimini ambientali di notte.

I timori dei lavoratori che difendono il loro posto di lavoro sono fondati e condivisibili, non si può negare la loro sofferenza ma non si può nemmeno chiudere gli occhi sul dolore di decine di famiglie, segnate dal cancro, ieri vi abbiamo raccontato il calvario di Peppino Corisi, ennesimo morto del Rione Tamburi. Non si può ignorare la sofferenza di altri lavoratori: i mitilicoltori e gli allevatori che hanno già pagato un duro prezzo per l'inquinamento ambientale, non trovando più da vivere in quello che prima era un settore fiorente a Taranto.

Scrive Matacchiera:

È arrivato il momento di riscrivere la storia di Taranto; i giudici adesso hanno nelle loro mani il futuro della città e noi siamo ben consapevoli della difficoltà delle loro scelte. [...]
Ribadiamo, pertanto, il nostro sostegno alla magistratura che ha ordinato il sequestro dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto, perché incompatibile con la città e con la salute dei suoi abitanti.
Tale decisione non è stata presa sulla base di "indizi" ma di "prove" (come ha sottolineato il Procuratore della Repubblica) che sono emerse durante l'incidente probatorio, in contraddittorio con gli esperti dell'azienda. Prove schiaccianti e inequivocabili, contenute nelle due perizie commissionate ad esperti di indiscutibile professionalità.

Non si può più barattare la salute con il lavoro, prosegue Matacchiera. Ogni mese l'inquinamento a Taranto miete almeno due vittime. Una morte fatale per gli abitanti, un destino tragicamente immutato. Come immutate sono le condizioni di lavoro nello stabilimento, le sue emissioni... su questa staticità cosa ci sarà da riesaminare?

Gli impianti che generano fumi sono gli stessi, le distanze dalla città sono le stesse, le problematiche ambientali e sanitarie non sono affatto mutate. Il pericolo rimane intatto. Sarà obbligo del Governo assistere le famiglie dei lavoratori e garantire un piano straordinario di interventi, impiegando le maestranze ILVA in una urgente e improcrastinabile azione di risanamento ambientale, previsto per legge. Chi ha generato questo disastro ambientale e umano deve pagare. Da ora in poi a Taranto si lavorerà per vivere, non più per morire!

Ce lo auguriamo perché non può e non deve esistere distinzione tra una sofferenza degna di rispetto ed una sofferenza di serie B, finita nel dimenticatoio da troppi anni ormai... anche perché a Taranto soffrono tutti ed è da questo dolore forte, condiviso, che stringe la città in una morsa, che deve nascere la voglia di ribellarsi insieme ai padroni dell'aria, a chi ha ipotecato il futuro della città per comprare morte.

Foto | Flickr

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