Per il caso ILVA chieste le dimissioni del ministro Clini

Corrado Clini ministro per l'ambiente ha fatto sapere ieri dalle pagine de La Repubblica che lui alle dimissioni per il caso ILVA neanche ci pensa e dichiara:

Dimissioni? Ma vogliamo scherzare? Si dimetta chi smercia carte false. Questa e' una bufala, un attacco strumentale che il partito pro chiusura dell'Ilva sta conducendo perché ha perso la battaglia politica: attorno alla proposta del governo, quella del risanamento, si e' costituito uno schieramento molto ampio che va dal Pdl a Sel. o rispondo del mio operato l'autorizzazione integrata ambientale sull'acciaieria fu rilasciata dal ministro dell'Ambiente dell'epoca, Stefania Prestigiacomo, e dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.



Ma chi chiede le dimissioni del ministro Clini e perché? Alla base una intercettazione telefonica pubblicata da La Gazzetta del Mezzogiorno che ha sollevato così non solo il polverone politico, una serie di licenziamenti in ILVA ma anche le ire di Clini. Le intercettazioni, oltre 1000 pagine raccolte dal Gruppo di Taranto della Guardia di Finanza sono nel procedimento penale per l'ipotesi di reato di corruzione unificato a quello nei confronti dell'Ilva per disastro ambientale doloso e colposo e il cui titolare è il pm Remo Epifani. Le intercettazioni sono state presentate al Tribunale del Riesame la scorsa settimana. Entro domani sono attese le decisioni del Tribunale de Riesame che dovrà esprimersi sull'eventuale dissequestro dell'ILVA oggi sotto sequestro.

Al che sono giunte le richieste di dimissioni da Paolo Ferrero segretario PRC- Rifondazione Comunista.

Perno dell'intera vicenda Girolamo Archinà PR del Gruppo Riva. Scrive la Gazzetta del Mezzogiorno:

Archinà tiene i rapporti con i giornalisti ma anche con politici e organi di controllo. In una telefonata con l’allora direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso discute di un controllo annunciato da Arpa e Asl e senza mezzi termini dice al collega che «quelli, con la sedia legata al culo devono stare, altro che controlli».

Le conversazioni procedono e scrive La Gazzetta del Mezzogiorno:

Archinà ha dimestichezza con i dirigenti, vecchi e nuovi, della Regione che si occupano di ambiente. Ma vanta conoscenze anche a Roma. Parlando, nel 2010, con un consulente del gruppo Riva, già funzionario del Cnr, discute dei componenti della commissione ministeriale che sta esaminando l’Autorizzazione integrata ambientale per lo stabilimento siderurgico di Taranto. Il discorso scivola su Corrado Clini, oggi ministro dell’Ambiente, all’epoca dei fatti direttore generale del ministero. Archinà tranquillizza il suo interlocutore, forse vantandosi forse chissà: «Clini è uomo nostro».

Da quell'articolo in poi si è scatenato il putiferio mediatico tanto che è intervenuto il Procuratore di Taranto Franco Sebastio a smentire la presenza del nome del ministro Clini nelle intercettazioni:

Con riferimento a notizie stampa - è scritto nella nota diffusa dal capo della Procura di Taranto - sul contenuto di intercettazioni telefoniche depositate nel corso dell’udienza tenutasi davanti al tribunale del Riesame nel procedimento penale relativo a ipotesi di reati ambientali a carico di dirigenti dello stabilimento Ilva spa, si precisa che in nessuna di tali intercettazioni risulta – direttamente o indirettamente – il nome del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini

Ma La GdM ribatte sulla veridicità delle informazioni date.

Interviene nella polemica Vittorio Cogliati Dezza presidente nazionale di Legambiente che attraverso un comunicato stampa fa sapere:

Abbiamo sempre sostenuto che l’autorizzazione data all’Ilva dal ministro Prestigiacomo sembrava scritta sotto dettatura da parte dell’azienda. Leggere gli stralci dell’ordinanza della magistratura dagli organi di stampa di questi giorni confermerebbe quanto sospettato e più volte esplicitato dalla nostra associazione in questi ultimi anni. Serve ora fare piazza pulita da tutti questi sospetti per garantire al fondamentale lavoro della Commissione Aia di operare senza alcun condizionamento.

E in merito Legambiente chiede le dimissioni non del ministro Clini ma del presidente della Commissione istruttoria per l’Autorizzazione integrata ambientale. Spiega Cogliati Dezza:

È per questo che, alla luce delle indiscrezioni uscite sulla stampa riguardanti i contatti intercorsi tra i dirigenti e i legali dell’azienda, l’avvocato Luigi Pelaggi, ex capo della segreteria tecnica del ministro Prestigiacomo, e il giovane ingegner Dario Ticali, ancora oggi presidente IPPC, crediamo che sia opportuno che quest’ultimo rimetta il suo mandato nelle mani del ministro Clini, che deve sostituirlo prontamente con un nuovo presidente di provata e rigorosa esperienza, inattaccabile sotto ogni punto di vista.

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno, La Gazzetta del Mezzogiorno
Foto |TMnews

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