Ilva, una legge di tutela da Monti? Ma all'inquinamento chi ci pensa?

Discutevo ieri con i colleghi Peppe Croce e Maria Ferdinanda Piva delle sorti dell'Ilva. E ecco che Maria Ferdinanda tira fuori dal cappello delle news dell'Ansa questa notizia del 12 agosto che potrebbe rappresentare i prodromi di una legge tutta tesa a incardinare l'Ilva in una roccaforte legale che neanche il miglior John Grisham avrebbe saputo immaginare:

Il presidente del consiglio Mario Monti intende verificare con il servizio giuridico di Palazzo Chigi se vi siano spazi legali per un intervento del governo sulla questione dell'Ilva di Taranto per evitare la chiusura dello stabilimento. E' quanto riferiscono all'Ansa fonti di Palazzo Chigi.

A conferma l'annuncio che il Premier Monti ha dato mandato ai ministri interessati Corrado Clini all'Ambiente, Corrado Passera allo Sviluppo e Paola Severino alla Giustizia (che ha acquisito nel frattempo gli atti) di andare a Taranto il 17 agosto. Ma ricordo un articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno in cui veniva detto che:

Una curiosità: a difendere il 78enne Mario Lupo, presidente dell’Ilva dal 1988 al 1991, risulta essere l’avvocato Paola Severino, divenuto ministro della Giustizia nel Governo Monti, un incarico precedente alla nomina governativa.

Non sono una esperta legale, non ho trovato notizie diverse da questa su citata a smentire e perciò chiedo lumi a quanti ne sanno più di me rispetto alla coerenza del ministro Severino.

Certo non siamo né degli super esperti e neanche degli indovini ma il polverone politico che si sta sviluppando intorno alla vicende dell'acciaieria impone riflessioni a caldo su come l'Italia stia gestendo risorse, lavoratori e tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente in cui vivono. Da un lato il Gip Patrizia Todisco e la magistratura di Taranto che lavorano sodo su un processo per disastro ambientale colposo e doloso, ossia non solo si è inquinato perché è la stessa produzione che inquina, ma chi inquinava sapeva di farlo e ha proseguito in barba al rispetto delle leggi che imponevano sia di non inquinare sia di pulire; il cardine delle accuse lo troviamo nella maxiperizia in cui nero su bianco viene detto che l'Ilva inquina troppo e che ci sono morti per tumore ai polmoni con una incidenza superiore del 30% nella zona di emissione dei fumi.

Qualcuno dirà: ma sono stati stanziati 336milioni di euro per le bonifiche! Ebbene quei soldi che secondo il principio europeo: chi inquina paga non avrebbe dovuto metterli il Governo peraltro sottraendoli a risorse destinate al Ptotocollo di Kyoto. E come ha avuto modo di specificare Angelo Bonelli Presidente dei Verdi:

Abbiamo l'impressione che la bonifica di Taranto sia solo il titolo del decreto mentre le risorse sono destinate a tutt'altro. Per bonificare il quartiere Tamburi (quello dove un'ordinanza stabilisce che i bambini non possono toccare la terra a causa dell'inquinamento) sono previsti solo 8 milioni di euro (una cifra assolutamente ridicola) mentre per il Mar Piccolo sono stati destinati solo 21 milioni. Ricordiamo che con un analogo protocollo d'Intesa del 2005 erano stati destinati 50 milioni di euro per la bonifica del quartiere Tamburi e 25 milioni per quella del Mar Piccolo: soldi spariti nel nulla e che a Taranto non sono stati mai utilizzati. Invece, il grosso delle risorse, circa 170 milioni, sono per il porto anche per la costruzione della diga foranea.

Dunque in queste ore la politica, i sindacati e persino la Chiesa piuttosto che trovare risposte preferiscono lanciare accuse: la magistratura deve fare il suo lavoro; sono entrati a gamba tesa nella qustione Ilva...insomma a leggere i titoli in giro è chiara quale sia la posizione del nostro governo: salvare l'Ilva e non compromettere la coesione sociale costi quel che costi anche la salute degli stessi cittadini. Dall'altro lato però abbiamo una magistratura che sta semplicemente applicando le leggi che per 20 anni non sono state applicate perché non c'è pruderie ambientalista ma tutela di persone che muoiono a causa dell'inquinamento fatto che è ancora un reato.

Foto | TMNews

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