Per l'Ilva il Riesame conferma il sequestro preventivo, la bonifica e il dolo

Una sentenza quella emessa dal tribunale del Riesame che sinceramente ci aspettavamo. O meglio si aspettava chi conosceva e aveva avuto modo di leggere le precedenti ordinanze e decreto di sequestro emessi dal Gip Patrizia Todisco. Ad esempio su Corporerus Corpora che ha scansito le 136 pagine del decreto di sequestro firmato dalla Todisco emerge il dolo, ossia il cosciente e reiterato inquinamento confermato poi dal Riesame che scrive nelle 113 pagine della sentenza inviata all'ILVA:

Il «disastro» prodotto dall'Ilva a Taranto è stato «determinato nel corso degli anni, sino ad oggi, attraverso una costante reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti». Proprietà e gruppi dirigenti «che si sono avvicendati alla guida dell'Ilva», secondo i giudici del tribunale del riesame di Taranto, «hanno continuato a produrre massicciamente nella inosservanza delle norme di sicurezza dettate dalla legge e di quelle prescritte, nello specifico dai provvedimenti autorizzativi». In un'altra parte del loro provvedimento i giudici del Riesame, sullo stesso tema, annotano: «Dalle varie parti dello stabilimento vengono generate emissioni diffuse e fuggitive non adeguatamente quantificate, in modo sostanzialmente incontrollato e in violazione dei precisi obblighi assunti dall'Ilva, nella stessa Aia e nei predetti atti d'intesa, volti a limitare e ridurre la fuoriuscita di polveri e inquinanti». I giudici ritengono che «le emissioni nocive che scaturivano dagli impianti, risultate immediatamente evidenti sin dall'insediamento dell'attuale gruppo dirigente dello stabilimento Ilva di Taranto, avvenuto nel 1995, sono proseguite successivamente», nonostante una condanna definitiva per reati ambientali.

Peraltro, rispetto alla necessità di tenere aperti li impianti a caldo, contestualmente alle azioni di bonifica emerge che non è stata mai fatta richiesta dalla stessa Ilva. Rispetto alle procedre di bonifica, se a impianti a caldo aperti o a impianti a caldo chiusi rimanda la decsione ai periti nominati dalla stesso Gip Todisco che aveva sollevato proprio Riva per incompatibilità del suo ruolo di datore di lavoro e contemporaneamente di controllore della bonifica.

Ora c'è da giurare che la battaglia politica si aprirà verso i periti che dvranno decidere come procedere nel merito anche se il principio è stato manifestato propri dal Riesame andado a sotenere quanto aveva già scritto il GIP Todisco:

L'Ilva – secondo il tribunale del Riesame – deve, da un lato, eliminare «la fonte delle emissioni inquinanti (con la rimodulazione dei volumi di produzione e della forza occupazionale)», dall’altro «provvedere al mantenimento dell’attività produttiva dello stabilimento», solo dopo averla resa «compatibile» con ambiente e salute.

Via | Quotidiano di Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno

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