Siccità e deforestazione: così finì il mondo Maya, così finirà il nostro

Non molto tempo fa elogiavamo le tecniche di risparmio idrico dei Maya, improntate al recupero delle acque piovane in immensi bacini di raccolta, grazie allo sfruttamento della pendenza delle pavimentazioni di strade e piazze ed a letti filtranti in quarzo naturale per la depurazione.

Un risparmio all'ultima goccia che permise ai Maya di sopravvivere a periodi di siccità ricorrenti, riuscendo a sostenere la crescita della popolazione per oltre 1.500 anni. Nonostante tutti gli sforzi, furono proprio i cambiamenti climatici, però, ad avere la meglio, portando all'estinzione della civiltà Maya, ne parlavamo qui. Ma oggi si scopre che la siccità non fece tutto da sola, perché fu aggravata da una mutata gestione delle risorse ambientali dei Maya, prima attenta e parsimoniosa, poi incauta e devastante. Che furono i Maya la causa della fine del loro mondo, lo rivela un recente studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, a firma di Benjamin Cook, dell'Earth Observatory della Columbia University.

Già nel 2005 lo storico Jared Diamond in Collapse: How Societies Choose to Fail or Succeed aveva avanzato questa ipotesi. I Maya per espandersi e fornire cibo ad una popolazione in costante e vertiginosa crescita iniziarono a tagliare ettari ed ettari di foresta, non solo per fare spazio alle coltivazioni ma anche per rifornirsi di legname, utile per la cottura delle materie prime necessarie a costruire le loro città, dall'architettura a dir poco complessa.

La deforestazione esacerba la siccità... Pensate che al suo apice, tra il 250 ed il 900 d.C., l'impero Maya contava oltre 19 milioni di persone. L'aumento della popolazione proseguì parallelamente al decremento della foresta pluviale su tutto il territorio dell'impero. Nella penisola dello Yucatán, le precipitazioni diminuirono di ben il 15 per cento, mentre in altre aree, come nel Messico meridionale, la riduzione fu del 5 per cento. Per i ricercatori il 60% della responsabilità della siccità è da attribuirsi alla deforestazione selvaggia operata dai Maya. Le colture di mais sostituirono le foreste pluviali, capaci di assorbire più calore e far evaporare più acqua, dando vita alle nubi.

Dopo la caduta dei Maya, la penisola dello Yucatán fu nuovamente invasa dalla giungla. Ma oggi la storia si ripete: dalle immagini satellitari il tasso di deforestazione appare nella sua disarmante gravità e i ricercatori avvertono: l'area è estremamente vulnerabile e potrebbe essere nuovamente interessata da una siccità devastante. E l'emergenza è globale: deforestazione, cementificazione selvaggia, agricoltura intensiva, siccità: cosa vi ricordano se non i fattori della crisi ambientale e di risorse agroalimentari che stiamo pagando sulla nostra pelle? Non sarà il mondo a finire, sarà il nostro di mondo, così come lo abbiamo concepito, con risorse inesauribili, a crollare. E sotto le macerie dei Maya ci sarà spazio per altre civiltà sepolte, non disposte a far tesoro, evidentemente, delle lezioni del passato.

Foto | Flickr; Courtesy of Kevin Anchukaitis/LDEO

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