Il fair trade distorce il mercato?

Why ethical shopping harms the worldArriviamo oggi ad esaminare le obiezioni dellEconomist al commercio equo e solidale. Qui il discorso si fa serio: l'avere una domanda di caffè equo crea un'offerta di caffè equo.
Di caffè però pare che se ne stia coltivando già tanto, addirittura troppo, e questo comporta un abbassamento del prezzo di mercato del caffè normale. La critica e' che, senza i sussidi del commercio equo, i piccoli produttori avrebbero convertito le loro coltivazioni e produrrebbero altre cose, lasciando risalire il prezzo del caffè.

Da quel poco di economia che ho studiato mi sembra di ricordare che se un mercato si espande (il fair trade e' aumentato del 37% nel 2005) significa che c'è spazio per farlo. Sarebbero i produttori non fair, se davvero sono in difficoltà come sostiene l'Economist, a dover cambiare o a convertirsi al fair.

Credo (correggetemi se sbaglio) che il problema stia nel fatto che riconvertire le grandi piantagioni e le grandi compagnie sia un processo con inerzia maggiore che scaricare il problema dell'adattamento sui piccoli e flessibili coltivatori sparsi. Per l'Economist forse converrebbe che le multinazionali continuassero come prima e che fossero i precari ad adattarsi. Personalmente delle precarietà e della flessibilità a tutti i costi ne ho più che abbastanza.

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