Avvistato squalo verdesca ad Ostia: attento all'uomo!

Panico ieri ad Ostia per l'avvistamento di uno squalo. Lo squalo nuotava ad appena 10-15 metri dalla battigia dello stabilimento della Marina Militare, a Castelfusano. Il bagnino ha subito allertato i bagnanti, chiedendo a tutti di uscire immediatamente dall'acqua per precauzione. I bagnanti si sono riversati sulla spiaggia, scrutando con inquietudine verso il mare. Lo squalo si è allontanato dopo qualche minuto, spaventato dal trambusto e dall'avvicinarsi del bagnino con il pattino di salvataggio.

Sul posto è subito arrivata la Guardia Costiera, prontamente allertata. La specie avvistata, uno squalo verdesca, non è pericolosa per l'uomo. Non attacca a meno che l'uomo non si avvicini troppo, rappresentando una minaccia e diciamo pure che la carne umana non è tra i suoi pasti più graditi. Secondo il luogotenente Adolfo Esposito, comandante della Guardia Costiera di Ostia, gli squali verdesca solitamente non si avvicinano mai così tanto alla riva. Probabilmente è stata la temperatura troppo alta dell'acqua, ben 28 gradi, ad attirarlo.

Per evitare allarmismi nei prossimi giorni sul litorale romano, le autorità chiedono di segnalare eventuali avvistamenti al 1530. C'è anche chi come il professor Domenico Ardizzone, ordinario di Ecologia marina presso il dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, mette in dubbio che si trattasse davvero di uno squalo verdesca:


Sfido chiunque a riconoscere uno squalo solo dalla pinna. Potrebbe anche essere stato un delfino, di cui il mare laziale è pieno. Se era davvero una verdesca è un segnale positivo perché vuol dire che ci sono ancora. Bisogna stupirsi più per il fatto che queste specie stanno scomparendo. Soffrono molto l'attività di pesca e sono a rischio di estinzione, sono animali a crescita lenta con pochi nuovi nati.

Quando viene a mancare un grande predatore come lo squalo, l'equilibrio marino è sconvolto. Gli squali risentono della perdita di habitat e dell'inquinamento dei mari. Inoltre sono spesso vittime di metodi di pesca insostenibili che li vedono finire intrappolati nelle reti dei tonni, venduti e spacciati per altri pesci. Per non parlare della crudele pratica del finning, lo spinnamento, perpetrata per impossessarsi della parte più pregiata degli squali, utilizzata nelle zuppe e venduta a cifre esorbitanti.

Via | Il Messaggero
Foto | Wikimedia Commons

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