L'isola che non c'è (più)

I cambiamenti climatici sono una realtà, per chi ancora non lo sapesse o per chi ancora non avesse visto (come me, ma ancora per poche ore) il film di Al Gore. Sicuramente lo sanno già le diecimila persone che una volta abitavano la piccola isola una volta chiamata Lohachara, che una volta si trovava nella zona del Sundarbans (Bangladesh), il delta dei fiumi Gange e Brahmaputra nel golfo del Bengala.
La scomparsa di quest'isola è stata rilevata in seguito a uno studio di immagini da satellite della regione fatto dall'Università Jadavpur di Calcutta. La notizia circola da un po', ma è stata portata all'attenzione internazionale solo alla vigilia di natale dal quotidiano inglese The Independent.

L'Oceano Indiano, con la sua temperatura particolarmente alta, sembra reagire in modo più veloce ai cambiamenti climatici, e in alcune zone il suo annalzamento è anche il doppio della media mondiale calcolata in 3 mm l'anno. Sembra che in quella zona siano a rischio un'altra dozzina di isolette e 70 mila persone presto saranno senza casa. E non dimentichiamo anche il rischio che corrono 400 tigri del Bengala che abitano quella zona di dover imparare presto a convivere con acqua alta e abbondanza di pesce.

Per gli abitanti delle piccole isole sparse per il mondo i cambiamenti climatici sono una minaccia reale alla loro sopravvivenza. Nelle Isole Tuvalu 12 mila persone hanno chiesto asilo alla Nuova Zelanda come profughi ambientali. Nelle Hawaii si sposta la sabbia da un punto all'altro per costruire "sea walls", muri di sabbia che poco possono fare per arginare il mare. Tuvalu, Maldive, Tonga, Cook, Marshall, 40 paesi in totale, si sono consorziati nell'AOSIS (Alliance of Small Island States) per cercare di portare il loro problema all'attenzione delle Nazioni Unite e del mondo in generale. Soprattutto di quella parte di mondo che ha causato loro questo problema e gli ha letteralmente portato l'acqua in casa.

[viviana]

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