Blitz di Greenpeace sulla piattaforma Gazprom contro le trivellazioni nell'Artico

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Prosegue la battaglia di Greenpeace contro le trivellazioni petrolifere nella regione artica, area molto sensibile in caso di disastri ambientali perché sarebbe estremamente difficile intervenire per tamponare i danni, già complicati da gestire in acque più accessibili, come ha ampiamente dimostrato il caso della marea nera nel Golfo del Messico.

Questa mattina gli attivisti di Greenpeace, alle 4 ora locale, si sono avvicinati con un gommone alla piattaforma gestita dal colosso Gazprom, nel Pechora Sea, in Russia Nordoccidentale, riuscendo ad arrampicarsi ed a occuparla, srotolando uno striscione: "Stop alle trivellazioni nell'Artico". Gli attivisti resteranno accampati con viveri e rifornimenti per diversi giorni. Con loro c'è Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International dal 2009.


Secondo i dati diffusi da Greenpeace, ogni anno in Russia vengono riversati circa 30 milioni di barili di petrolio onshore. Un disastro trascurato nella Repubblica del Komi che fa seriamente dubitare della capacità russa di gestire in sicurezza attività di estrazione in un'area di così alto pregio ambientale qual è l'Artico. Le numerose perdite di greggio dovute alle lacune infrastrutturali sono equivalenti alla quantità di greggio che verrebbe prodotta dalla piattaforma Prirazlomnaya.

Ecco perché Greenpeace chiede che si dirottino gli investimenti per le trivellazioni in Artico, molto esosi, per cercare di recuperare le ingenti perdite che stanno causando non pochi danni alle popolazioni indigene, che dipendono dai fragili equilibri ecosistemici per trovare sostentamento e sopravvivere.

Greenpeace accusa inoltre Gazprom di non aver alcun piano valido per contenere gli sversamenti di greggio in caso di gravi incidenti. Greenpeace Russia ha inoltre scoperto, appena qualche settimana fa, che la Gazprom Neft Shelf, una controllata del colosso, ha i piani di sicurezza scaduti... vale a dire che qualsiasi perforazione effettuino nell'area è illegale per la legislazione russa.

Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace International via Facebook; Denis Sinyakov - Greenpeace

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