Tra petrolio e inceneritori il ministro Clini presenta i 5 punti per lo Sviluppo sostenibile

Tra i prossimi decreti autunnali, come discusso nell'ultimo CdM di venerdì scorso iniziative a sostegno della crescita sostenibile, almeno nelle intenzioni. I due ministri che si occupano principalmente delle misure attuative sono Corrado Passera ex banchiere e titolare al dicastero allo Sviluppo e Corrado Clini all'Ambiente. Ma gratta gratta tra i vari provvedimenti si capisce che si cerca con ogni mezzo energia a basso costo e immediata anche a discapito dell'ambiente.

Da un lato le misure in materia di ricerca e estrazione idrocarburi, dall'altro accanto alle smart grid il recupero e valorizzazione dei rifiuti (sic!) che ha una sola traduzione: più inceneritori.


Per la nostra attuale formazione economica la crescita passa per interventi sulle infrastrutture, per cui già si parla di 300milioni di eruo in cemento: strade, ponti, ferrovie che saranno probabilmente detassati, anzi per dirla con un neologismo con "Iva sterilizzata"; e sullo sfruttamento di risorse naturali con il via libera a trivellazioni alla ricerca di petrolio nei mari italiani. Di rispetto delle norme ambientali se ne parla ma come dire? sono considerate ancora un peccato veniale, rispetto alla vera vocazione inseguita: ci serve energia per crescere e per crescere ci serve energia. E' la ragione o la religione del PIL, fate voi. Il problema è che questa religione del PIL viene applicata indistintamente senza tener conto delle vocazioni, della storia naturale e delle necessità di un territorio.

In pratica: trovi una acciaieria altamente inquinante collocata in un golfo dall'alta pescosità e bacino naturale per la miticoltura; oppure: un polo petrolchimico su rocce bianchissime che bene si sarebbero prestate a fare da sfondo a alberghi e poli turistici nonché porto naturale per l'attracco diportistico. Chiaro che poi quando leggo i cinque punti proposti dal ministro Clini non riesco a fare 2+2.

Mi scrive l'ex ministro all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio:

Il petrolio è una ricchezza rispetto al deserto ma non certo se rischia di distruggere l'economia turistica del mediterraneo o quella agricola di vitigni ,oliveti e agriturismi. E per di più tutto ciò ,' Repubblica',sarebbe collegato ai tagli già fatti alle rinnovabili ,prevedendone altri. Proprio mentre tutti gli indicatori dicono che le tecnologie rinnovabili ,le Smart grids ,l'innovazione ecologica sono il futuro dell'economia e del pianeta. Il futuro dell'Italia è nel rilancio del turismo ,come settore centrale insieme ad un agricoltura di qualità che sta reggendo nell'export e poi ricerca ed innovazione tecnologica,in particolare green, altro che vecchi sogni petroliferi.

Queste ipotesi petrolifere,che spero davvero siano smentite,comprenderebbero invece un via libera a trivellazioni nei nostri mari ,mentre nel Mediterraneo serve una moratoria delle perforazioni per evitare i rischi 'golfo del Messico '.
Se questo governo,con pochi mesi di vita, davvero procederà in questa folle direzione occorre pensare ad un vero movimento trasversale di cittadini ,imprenditori, mondo delle associazioni, delle professioni,dell'università e della ricerca che imponga una scelta moderna e al servizio del Paese.

Considerata l'attuale situazione mondiale, il deficit di risorse e la crisi finanziaria oltre a non essere soluzioni sostenibili a me sembrano solo soluzioni vecchie.

Foto | TMnews

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