Spariscono i ghiacciai in Artico ma nessuno teme conseguenze climatiche?

Ci siamo: i ghiacci al Polo Nord si ritirano troppo velocemente. L'ultima volta nel 2007 e fa notare Maria che il record in negativo è stato battuto con 20 giorni di anticipo; poi quest'anno ancora meno e mancano ancora 3-4 settimane per raggiungere il minimo annuale.

Chi ha innescato il processo? Le umane attività che ovviamente non vengono ricondotte verso stili sostenibili. Però il punto è: in Artico non c'è ghiaccio e è un tragico dato di fatto e delle soluzioni vanno ricercate anche se le emergenze planetarie sono 71 e probabilmente non c'è in lista la fusione del Polo Nord. In poco meno di trent'anni, da quando cioè si è iniziati a misurarli i ghiacci si sono dimezzati: se nel 1994 erano tra i 6 e i 7,5 milioni di chilometri quadrati, oggi siamo a poco meno di 4milioni di Km quadrati.

La Groelandia soffre di perdita di ghiaccio, idem sui piccoli ghiacciai come La Marmolada dove pensano a teli biologici come copertura, ma sono naturalmente palliativi momentanei; la soluzione si presenta estremamente complessa e i ghiacci servono al clima del Pianeta ma a parte gli scienziati di settore sembra che la situazione poco interessi il resto del mondo impegnati come siamo a discutere di soldi e alta finanza.

Su Skeptical Science ho letto delle possibili conseguenze ambientali che si avrebbero in seguito alla sparizione dei ghiacciai artici. Secondo i modelli climatici attualmente in uso il poco ghiaccio al Polo Nord favorisce un riscaldamento delle acque oceaniche che rilasciano poi questo calore in atmosfera favorendo eventi climatici estremi come siccità o ondate di freddo peraltro per periodi prolungati. Un esempio è la siccità 2012, le ondate di calore e i continui incendi che riguardano l'Europa meridionale e gli Stati Uniti a fronte di una estate fredda e estremamente umida che ha colpito il Regno Unito e altre parti dell'Eurasia.

Un'altra conseguenza è lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia evento registrato in tutta la sua drammaticità da tre differenti satelliti della NASA. In sostanza a causa dell'accumulo di calore nelle acque oceaniche si espande verso l'alto non trovando ghiaccio in superficie a contrastarlo e dunque i ghiacciai si sciolgono più velocemente dando vita a distacchi di iceberg e la calotta della Groenlandia continua a riscaldarsi sempre più rapidamente e la fusione rilascia acqua negli oceani.

Nel permafrost è intrappolata anidride carbonica e sui fondali del mar Glaciale Artico il metano e se dovessero sciogliersi sarebbero immessi nell'atmosfera quantitativi incredibili di gas a effetto serra che innescherebbero altri cambiamenti.

Foto | skeptical science

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