La foresta tossica

foresta tossica di Nausicaa

Intossicare le foreste (quella qui sopra è la foresta tossica di Nausicaä della valle del vento) potrebbe essere l'unico modo di salvarle.

L'Europa sembra intenzionata a percorrere la strada dei biocarburanti, ovvero a destinare parte dei suoli coltivabili a piante con cui alimentare i mezzi di trasporto. Questo riduce la quantità di carbonio fossile immesso nell'atmosfera, ma aumenta lo sfruttamento del suolo.

Sulle coltivazioni da destinare alla produzione di biocarburanti sarà più facile abbondare con i pesticidi, perché le limitazioni tese a garantire la salute dei consumatori non hanno motivo di esistere. Non avrà molto senso produrre varietà locali, ma sarà preferibile coltivare ovunque lo stesso clone, ottimizzato per la produzione industriale, e questo porterà a grandi campi tutti uguali.

James Lovelok, uno scienziato indipendente, padre della teoria di Gaia, mette in guardia contro gli effetti di coltivazioni troppo estese di monocolture perché semplificano e alterano troppo gli equilibri naturali.
La sua provocazione arriva al punto di suggerire di proteggere i santuari della biodiversità residui, come la foresta pluviale, usandoli come deposito di scorie radioattive. Lovelok sostiene che la paura della radioattività potrebbe essere sufficiente a tenere gli uomini lontani da quelle zone, lasciando alla Natura un posto, radioattivo, ma libero da campi, strade e umani. Sarebbe il male minore. Senza questa paura, secondo lui, gli ambienti naturali sono spacciati e le specie che ci vivono anche. Senza ambienti naturali vari, estesi e funzionanti, Gaia è spacciata. Senza Gaia... beh, non è che resti poi molto altro da spacciare.

Lovelock non avrebbe problemi a vivere con una discarica radioattiva in giardino. Ha detto più volte che la userebbe per l'acqua calda. Non credo scherzasse.

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