Cambiamenti climatici favoriscono la diffusione dell'influenza aviaria

I fenomeni meteorologici sempre più intensi, dalla siccità estrema ai violenti uragani, sono tra gli effetti più evidenti e drammatici dei cambiamenti climatici. In agguato ci sono anche altri rischi, meno palesi ma ugualmente preoccupanti. Tra questi figura sicuramente la diffusione più rapida ed estesa delle epidemie, imputabile all'aumento delle temperature globali che creano un ambiente favorevole alla propagazione dei virus.

Nello specifico, un recente studio condotto da due ricercatori della University of Michigan, pubblicato su Biology Letters, ha analizzato l'impatto del riscaldamento globale sulla propagazione del virus dell'influenza aviaria. Il riscaldamento globale sconvolge le interazioni tra gli uccelli limicoli e granchi noti come granchi a ferro di cavallo (Limulus polyphemus), in un crocevia importante per il rifornimento di cibo di diverse specie avicole: Delaware Bay, il più grande estuario del fiume Delaware che confina a Nord con il New Jersey ed a Sud con lo Stato di Delaware.

L'Arenaria interpres, noto come voltapietre, si nutre di uova di granchio e ogni anno, nella sua migrazione verso l'Artico, si ferma a Delaware Bay nel periodo in cui c'è maggiore disponibilità di uova. Brown e Rohani, le due firme dello studio, spiegano che i cambiamenti climatici possono alterare la durata della migrazione e della sosta a Delaware Bay, così come la data di deposizione delle uova di granchio. Il rischio è un contatto prolungato tra le specie veicolo del virus: le anatre selvatiche che pure si fermano nell'estuario, nello specifico i germani reali che la frequentano nei mesi invernali e le anatre nere americane che vi risiedono tutto l'anno.

uccelli migratori virus influenza aviaria

Se l'Arenaria interpres anticipa o posticipa di alcune settimane la sosta che tradizionalmente effettua nel mese di maggio i tassi di propagazione del virus aviario aumentano, perché entra in contatto con le anatre infette nel periodo di picco della contaminazione. Il rischio, più che concreto, è che riprendendo la migrazione verso l'Artico la popolazione di Arenaria interpres trasmetta a sua volta l'influenza ad altre specie con cui viene in contatto in tutto il Nord America. D'altro canto, se i ritmi di riproduzione dei granchi venissero sconvolti dai cambiamenti climatici la popolazione di Arenaria interpres diminuirebbe, portando ad una riduzione della propagazione del virus.

Normalmente il virus aviario non infetta l'uomo ma sporadicamente si verificano dei casi di contaminazione. Dal 2003, secondo i dati dell'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi di infezione sono stati seicento in tutto il mondo, con oltre 300 morti causate dal virus A H5N1.

Foto | Flickr; Illustration courtesy of John Megahan, University of Michigan

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