Oscurare la Terra per ridurre il riscaldamento globale

Dopo l'ipotesi della creazione di nuvole artificiali sugli oceani, più stabili ed estese, in grado di schermare e riflettere i raggi solari, contrastando l'aumento delle temperature, continuiamo ad occuparci di geoingegneria. Uno studio condotto da un'équipe di fisici, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research Letters, ha analizzato i costi di uno schermo artificiale, in grado di ridurre la luce solare che colpisce la Terra, contrastando il riscaldamento globale.

I ricercatori dell'Aurora Flight Sciences, dell'Harvard University e della Carnegie Mellon University, hanno esaminato la fattibilità del metodo, una tra le tecniche che rientrano nel Solar radiation management (SRM), solo in riferimento ai costi, senza tenere conto dei rischi di una simile procedura perché il loro obiettivo era determinare se l'alterazione fosse o meno proibitiva economicamente. Ebbene, non lo è: tutt'altro: i ricercatori sostengono infatti che oscurare parzialmente la Terra è più economico di quanto si possa pensare, vista la portata dell'impresa. Ma come funzionerebbe nello specifico lo schermo artificiale?

Il sistema si avvale di tecnologie già esistenti, riassemblate al costo di 5 miliardi di dollari all'anno. Il costo della riduzione delle emissioni di biossido di carbonio nel 2030 è stimato tra lo 0,2 ed il 2,5 per cento del PIL, il che equivale a 200-2.000 miliardi di dollari. Tramite l'SRM si replicano nella stratosfera effetti simili a quelli di un'eruzione vulcanica, iniettando particelle di aerosol, esattamente un milione di tonnellate ogni anno ad una altitudine compresa tra i 18 ed i 25 km, coprendo una vasta latitudine (30°N e 30°S).

Per farlo ci si servirebbe di un aereo creato appositamente per l'impresa, dal momento che adattare quelli esistenti costerebbe molto di più che inventarne uno nuovo, concepito e ottimizzato per raggiungere quote così alte. Il costo si aggirerebbe intorno agli 1-2 miliardi di dollari all'anno. Altri strumenti validi ma più costosi perché non riutilizzabili sono razzi e pistole progettate per sparare particelle nella stratofera. E ancora, i fisici pensano ad una piattaforma sospesa riempita di elio atta a sostenere un grosso tubo a 20 km di altezza, ma i costi per la messa a punto di una tecnologia simile sono decisamente più elevati così come esoso è il costo per i test di sicurezza.

Il professor Jay Apt, co-autore dello studio, si augura che le loro ricerche possano fare da apripista ad ulteriori valutazioni sulla fattibilità, i benefici e l'impatto ambientale del Solar radiation management. Un simile metodo, ad ogni modo, non diminuisce la quantità di gas serra nell'atmosfera né risolve il problema dell'acidificazione degli oceani. Inoltre il rischio, intervenendo di proposito per alterare il clima, è che vengano sconvolti i ritmi delle precipitazioni, con conseguenze drammatiche. Di seguito un video che illustra le principali tecniche del Solar radiation management: dall'alterazione delle nuvole a quella delle piante agli interventi nella stratofera.

Foto | Flickr

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