Erika, il greggio, la sabbia

Si apre il processo per il disastro della petroliera ErikaProprio in questi giorni, a Parigi, si è aperto il processo per far pagare i colpevoli della perdita del carico di greggio da parte della petroliera Erika, spezzatasi in due parti il 12 dicembre del 1999.
Erika ha rilasciato 20.000 tonnellate di petrolio su un'area di oltre 400 chilometri di coste della manica e ha riportato all'attenzione i media sul problema delle carrette dei mari. Nei prossimi quattro mesi ci saranno udienze a ben 70 parti civili (tra enti e persone fisiche).

La catastrofe che si è abbattuta sulle coste la ricordiamo tutti per averla vista in TV: cormorani ricoperti di greggio, pesci morti sulle spiagge e interi km di costa anneriti dal petrolio. I danni sono però stati ben più gravi di ciò che si è visto, e si è parlato anche di un possibile rilascio di sostanze tossiche secondarie, oltre al greggio.

Purtroppo l'ecosistema marino costiero ha subito forse danni ben più profondi: la catena alimentare ha subito un collasso repentino, gli organismi produttori di cibo (alghe e piante marine) hanno dovuto cedere alla mancanza di luce ed i batteri responsabili del riciclo delle sostanze di rifiuto da rendere di nuovo disponibili per i produttori, si sono dovuti arrendere all'avanzare dell'onda nera; non solo cormorani e pesci, ma tutto l'ambiente costiero ha perso la propria vitalità.

La capacità che ha un ecosistema di ripristinarsi dopo un cambiamento repentino in ecologia si chiama 'capacità resiliente', ovvero la velocità con cui un ecosistema ritorna alle condizioni iniziali, ed è una peculiarità di tutti i sistemi ecologici. Ad oggi, dal disastro, sono passati 7 anni e tre mesi ed apparentemente tutto è tornato come prima, grazie alla resilienza di quell'ambiente. (Dal 2002 i rilevatori non danno più segni della presenza in ostriche e molluschi di contaminazione di idrocarburi policiclici). Ma in realtà non è tutto come prima.

La sabbia nera e il catrame non vanno d'accordo con il turismo, e rendono quei luoghi poco appetibili per i vacanzieri, così si è deciso di ripulire le spiagge più per motivi estetici che ecologici, ma le sostanze oleose, e quelle più cancerogene e forse pericolose anche per l'uomo, totalmente invisibili a occhio nudo, si sono comunque fissate tra i sedimenti e le sabbie intaccando quello che è l'ecosistema di importanza cruciale per lo sviluppo della vita sulla costa: la fauna interstiziale o mesopsammon.

Gli organismi del mesopsammon, dalle dimensioni dell'ordine del decimo di mm, hanno la capacità di favorire il riciclo delle sostanze organiche di rifiuto, riducendole a sostanze più facilmente elaborabili dai batteri, così da riprodurre nuovamente nutrimento per gli organismi produttori (piante e alghe), e rinnovare il ciclo.

Studi recenti da parte di ricercatori tedeschi indipendenti hanno constatato che la pericolosità per l'uomo di queste sostanze richiede un contatto continuo con la sostanza potenzialmente cancerogena per oltre settant'anni per poter parlare di rischio reale per la salute, ma comunque tutti i volontari che hanno toccato il petrolio a mani nude, per aiutare i volatili intrappolati, sono stati esposti al rischio di intossicazione.

Ciò però non esclude che la tossicità permanga a livello della vita batteriologica e microscopica e sia perciò tale da precludere la completa salubrità di quell'ecosistema.

[David Pinza]

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