Osteria a km zero

Osteria a km zeroMangiare prodotti importati contribuisce a inquinare il pianeta. Per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall'Argentina in aereo per una distanza di 12mila km si consumano 5,4 kg di petrolio con conseguenti emissioni di CO2 pari a 16,2 kg. Peggio se si tratta di uva cilena: gli arrivi di ogni chilogrammo richiedono la combustione di 5,8 kg di petrolio e conseguenti 17,4 kg emessi di anidride carbonica.

A farsi i conti è Coldiretti che ha consegnato il primo attestato con il marchio “km zero” all’Osteria Vitanova nel centro storico di Padova. Il ristorante offre un menu a basso impatto ambientale: tutti i prodotti alla base delle ricette sono acquistati direttamente dalle imprese agricole circostanti.

“Si tratta – dicono gli agricoltori - di un progetto che consente ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli che non inquinano e salvano il clima: dall'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di cibi in vendita alla disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale dove poter acquistare alimenti locali “a chilometri zero” che non devono essere trasportati per lunghe distanze. Un aiuto per supportare un piccolo impegno quotidiano che può portare, secondo una nostra analisi, una famiglia a risparmiare fino a una tonnellata di anidride carbonica all'anno”.

Che si tratti di una promozione dell’ortofrutta Made in Italy o meno vale la pena fare un pensiero sui consumi energetici dei viaggi dei prodotti che dall’estero giungono sulle nostre tavole. La filiera corta diventa così un valore aggiunto per i consumatori non solo perché garantisce maggiore qualità e freschezza di frutta e verdura ma anche per il contributo che conferisce alla difesa del clima.

Via | Coldiretti

  • shares
  • Mail
4 commenti Aggiorna
Ordina: