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Agricoltura

We feed the world


Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone. Da un altro punto di vista, si potrebbe equivalentemente dire che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso
Jean Ziegler, UN Special Rapporteur on the Right to Food

Venerdì sera allo Stensen di Firenze, è stato presentato il film documentario pluripremiato We Feed the World (in replica domenica 25 febbraio) d Erwin Wagenhofer. Un lavoro, girato con uno spirito oggettivo di altri tempi, che descrive alcune facce del complesso mondo dell’alimentazione globalizzata, mostrando il processo invisibile (o ad essere più corretti indicibile) che in realtà sta dietro al cibo che compriamo (ahimè) nei grandi supermercati.
Alla fine della proiezione è seguito l’incontro dibattito con il giornalista/blogger Paolo Conti (autore dell’interessantissimo libro La Leggenda del Buon Cibo Italiano – e altri miti alimentari contemporanei ).

we feed the world 2

Il ritratto che emerge è davvero inquietante. Si va dagli sprechi (lo sapevate che in città come Vienna vengono ogni giorno mandate al macero tonnellate e tonnellate di pane vecchio di soli 2 giorni?), alla massiproduzione agricola sfrenata dettata dalle leggi di mercato e non dalle necessita, ai paradossi eco-alimentari, al mondo ogmizzato. Vedendo le immagini si realizza con un certo sgomento che, oggi come oggi, il mondo della produzione alimentare è forse più vicino come filosofia ad una acciaieria che all’idea rurale e bucolica presente nell’immaginario collettivo. A farne le spese poi, è il pianeta stesso, che in zone come l’Amazzonia sta vedendo scomparire il Mato Grosso brasiliano per far posto ad un mega campo di soya (che viene esportata in europa per alimentare gli animali).

L’analisi ineccepibilmente presentata da questo documentario mostra come le politiche e la logica del profitto industriale applicate al mondo della produzione di cibo sviluppino dei processi al limite della irrazionalità: pane indiano importato in svizzera, nei mercati senegalesi viene venduta la verdura europea, il grano che costa meno della ghiaia….. In questo maremagnum caotico la parte degli squali la fanno ovviamente i colossi che governano e movimentano il “mercato” dell’alimentazione portando avanti una “filosofia operandi” degna, per apatia e meticolosità, del “miglior” terzo Reich, come tristemente ci conferma l’allucinante intervista al CEO di Nestlé in cui, con allarmante schiettezza, ci si sente dire che l’acqua non sia un diritto umano ma un bene commercializzabile.

Altrettanto interessante e avvincente è stato l’intervento a fine proiezione di Palo Conti, che prendendo spunto dal documentario ha sottolineato (portando vari esempi) come la logica del profitto ad ogni costo usata nei processi produttivi e distributivi del cibo stia pian piano distruggendo il mito dell’italia come paese in cui si mangiano “cose buone”: fino a 40 anni fa era probabilmente così, ma, da quando il processo di industrializzazione produttiva e della mass-distribuzione del cibo si è sviluppato nel nostro paese, questa oggettiva bontà sta scomparendo (Slowfood permettendo). Per tutti i curiosi vi consiglio una giratina sul suo Blog e, perché no (facciamo un po’ di pubblicità), di comprare il suo Libro, che sembra (anche se non l’ho letto) decisamente ben fatto.

Una serata in decisamente interessante, in cui si è parlato di un problema non banale (ma sconosciuto) grazie ad un documentario che sfortunatamente sarà visto (in Italia) da qualche centinaio di persone e poco più (il film non è e mai sarà distribuito nel nostro paese). Per supplire a questi lacunosi handicap informativi che la società del progresso ci sta regalando, potreste ricercare questo documentario su canali “alternativi” del web!! Buona visione..

[Pentolaccia]

» Sito web del film in cui è possibile visionare il trailer (in tedesco)
» Blog di Paolo Conti

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