No al mercurio nell’industria italiana per la produzione di cloro e soda

Stop al Mercurio di Legambiente

Nell'aria a minacciare la nostra salute e quella dell'ambiente non ci sono solo le PM10, di cui tanto si parla. Un altro pericoloso inquinante è il mercurio derivante dalle emissioni degli impianti di cloro-soda, ovvero delle industrie che utilizzano questo elemento chimico per la produzione di cloro e soda caustica. Legambiente ha monitorato 6 dei più grandi impianti italiani: Porto Marghera (Ve), Pieve Vergonte (VCO), Torviscosa (Ud), Rosignano Marittimo (Li), Bussi sul Tirino (Pe) e Priolo Gargallo (Sr), quest'ultimo chiuso nel 2005.

I risultati sono stati confrontati con i limiti di sicurezza per l'esposizione cronica stabiliti negli Stati Uniti dall'Agenzia per la protezione ambientale e dall'Agenzia per il registro delle sostanze tossiche e delle malattie, pari rispettivamente a 300 e 200 nanogrammi per metro cubo (ng/m3) di aria. In Italia e in Europa non esiste infatti un limite di legge alla concentrazione di mercurio. I dati sono preoccupanti: a Pieve Vergonte le misurazioni fatte all'interno degli impianti rilevano quasi 35mila ng/m3, a Priolo poco meno di 17mila ng/m3 e a Porto Marghera circa 1.500 ng/m3. Per i campionamenti fatti all'esterno, a Bussi sul Tirino sono stati rilevati circa 7.700 ng/m3 e a Rosignano e Torviscosa 1.200 ng/m3 circa in entrambi i casi.

L'Italia inoltre non può dirsi uno dei paesi più virtuosi in tema di inquinamento da mercurio: secondo l'Eper (Registro europeo sulle emissioni inquinanti) nel 2004 il nostro Paese ha emesso nell'aria (con 2,2 tonnellate) il 7% del totale europeo. Conquistiamo invece il primo posto tra i paesi che hanno scaricato più mercurio in acqua: l'Italia può vantarsi di più di 1,4 tonnellate, pari a oltre il 27% del totale europeo.

Il nocciolo del problema è nella riconversione degli impianti. Legambiente spiega infatti che le celle al mercurio attualmente utilizzate dalle industrie italiane non sono la migliore tecnica disponibile in termini di inquinamento e di risparmio energetico. Ecco perché è necessaria la sostituzione con le tecnologie a membrana. Ma l'Italia è ancora il fanalino di coda Ue. Come fa notare Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, "in Europa è da oltre 20 anni che esistono gli impianti a membrana".

Via | Dossier: Un futuro verde per la chimica italiana

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