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Che cosa succede dietro le dune

In Italia le dune costiere sono state in maggioranza appiattite per scopi turistici: la loro assenza ha impedito il naturale ripascimento (deposizione di nuova sabbia da parte del mare) delle spiagge, portando all’erosione molte coste della nostra penisola.
L’erosione è un processo del tutto naturale ma richiede di solito tempi lunghi, mentre la distruzione e/o costruzione dell’uomo, e poi l’urbanizzazione, hanno dato una spinta a questo processo.

Purtroppo non esiste una regolamentazione per l’accesso alle dune e alla costa, di conseguenza oltre agli stabilimenti balneari, le dune possono essere tranquillamente calpestate a piedi e con mezzi motorizzati, ovviamente se non siamo in parchi protetti.

Allontanandoci dal mare, le dune diventano più elevate e sono rese più compatte da una vegetazione di tipo arbustivo.
In ambiente naturale le zone retrodunali presentano una transizione verso raggruppamenti vegetali interni più complessi costituiti da arbusti sempre più alti da cui infine appaiono i primi alberi: in questa fascia sono presenti il Camuciolo (Helichrysum toechas), la Verga d’oro delle spiagge (Solidago litoralis) e il fiordaliso delle sabbie (Centaurea subciliata).
Qui il terreno offre un fondo sabbioso asciutto a causa della lontananza dalla falda freatica e dal mare, ma la forza del vento, del sole e della temperatura sono ancora notevoli sul terreno: gli arbusti di questo tratto sono costituiti in maggioranza da piante sempreverdi tipiche mediterranee, soprattutto i Ginepri, tra cui il Ginepro comune (Juniperus comunis) e il Ginepro coccolone, il Lentisco (Pistacia lentiscus) e il Corbezzolo (Arbutus unedo). In questo punto le piante tendono ancora ad essere basse a causa della forte influenza del vento e del mare, e si sviluppano perciò più in larghezza che in altezza.

La terza fascia, sempre più lontana dal mare, è quella del bosco di Pini (Pinus pinea introdotto e coltivato dal 18esimo secolo) e Lecci, detto bosco Termofilo cioè di tipo asciutto; insieme a questi possiamo trovare arbusti come le Eriche e le stracciabrache.
La quarta fascia che si alterna con la terza è quella del bosco a Caducifoglie nelle zone più umide, dove si differenzia il bosco Igrofilo costantemente umido in cui troviamo il Frassino (Fraxinus oxycarpa), il Pioppo bianco (Populus alba) e l’Ontano (Alnus glutinosa); il bosco Mesofilo dove l’acqua permane meno a lungo e in cui troviamo la Farnia (Quercus robur), l’Olmo (Ulmus minor), il Biancospino (Crataegus monogyna) e l’Acero (Acer campestre).

Da considerare anche le piante acquatiche come le Carici (Carex sp.), la cannella di palude (Phragmites australis) dove trovano riparo molti uccelli acquatici, e la Ninfea (Nimphea alba) che rischia di scomparire se non fosse conservata in parchi come quello di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli (Pisa).

Vista la varietà vegetale, l’ambiente dunale è una risorsa irrinunciabile, e un modo per evitare la sua scomparsa esiste: si possono costruire passerelle per l’accesso alla spiaggia, si devono evitare azioni di pulizia e spianamento della spiaggia, aumentando la presenza di specie vegetali che consolidano il terreno; si possono proteggere le dune con delle recinzioni frangivento e/o contro il moto ondoso che aiutano le piante a colonizzare la spiaggia, non devono essere rimosse le foglie di Posidonia oceanica spiaggiata (!) e ovviamente si deve sensibilizzare al problema attraverso l’educazione e la legislatura.
Tutti questi metodi possiamo considerarli un processo “morbido”, naturale, contro i normali eventi meteo-marini erosivi delle spiagge, ma le dune in molti luoghi italiani non esistono più e quindi proteggere la spiaggia dall’erosione è diventato sempre più difficile e ha richiesto metodi più artificiali: si passa da un semplice ripascimento considerato un processo morbido, a processi rigidi quali costruzioni di opere in cemento aderenti a un qualcosa sulla spiaggia che si vuole proteggere, tipo un faro; barriere emerse o sommerse più o meno parallele alla costa, contro la forza delle moto ondoso e pennelli (opere perpendicolari alla costa) sempre contro la forza delle onde che pero portano più problemi che soluzioni.

[Francesca Pratali]

» Un terzo delle coste italiane a rischio erosione dal sito del WWF
» La distruzione delle dune favorisce l’erosione dal sito del WWF
» Tutela e conservazione dell’ambiente costiero Provincia di Brindisi
» Siti a dominanza di dune consolidate dal sito del ministero
» Il restauro e la ricostruzione delle dune costiere dal WWF del Lazio (qui si trovano tutti i metodi usati nelle varie parti del mondo)

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