Energia elettrica dal corpo

atleti generano elettricita' dal loro movimentoUna palestra di Hong Kong - appartenente alla catena mondiale California Fitness - ha collegato 13 attrezzi per gli esercizi ad una batteria, a sua volta collegata a 13 lampadine a risparmio energetico.
Chi fa esercizio sulle macchine collegate, che sono tipo queste o queste (step), tiene accesa la lampadina sopra di sè. 13 macchine usate in contemporanea generano circa 300W.

Fatto interessante, dietro all'iniziativa si cela un "cervello" italiano, tal Lucien Gambarota, classe 1957, studi in Francia e residenza ad HongKong. Il suo esperimento è ben poco remunerativo: per riprendere l’investimento iniziale di $15000 ci vogliono ben 82 anni. Siamo quindi agli inizi, ma il Wall Street Journal sottolinea come questo tipo di sperimentazioni sia in continuo aumento: il settore è promettente.

Un filone di ricerca in questo campo, ad esempio, è quello dei cosiddetti “generatori parassitari”. Si tratta di oggetti che generano energia dai movimenti casuali che ognuno di noi fa continuamente. Devo dire che il concetto non mi è per niente nuovo. L’orologio che indosso è automatico: non c’è una batteria, ma un meccanismo azionato dai movimenti del mio polso. Oggi, c'è chi ha pensato di sfruttare il movimento degli zaini per produrre circa 15W di corrente quando si cammina o, come segnalato a settembre su ecoblog, di trasformare in corrente l'energia prodotta dai pedoni della metropolitana di Londra.

Mi piacerebbe anche sapere che fine hanno fatto quei ricercatori italiani che erano stati intervistati da Riccardo Iacona in un'inchiesta trasmessa tempo fa da Raitre sullo stato (disastroso) della ricerca in Italia.
Gli scienziati intervistati, sottopagati ricercatori in un'Università italiana come tante altre, avevano creato delle batterie in grado di autoricaricarsi grazie al semplice movimento. Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione per la telefonia cellulare - in grado anche di abbattere l'enorme impatto sull'ambiente degli accumulatori - ma nessuno era disposto a finanziare il progetto e i ricercatori minacciavano la "fuga" negli USA. Forse, se fossero emigrati, oggi ne sapremmo qualcosa...

[Matteo Razzanelli]
Via | WSJ

  • shares
  • Mail
8 commenti Aggiorna
Ordina: