BioCarburanti

Etanolo

Interessante articolo sulle ultime novità nel campo dei biocarburanti comparso nel numero 682 di Internazionale. Julia Olmstead (di Grist.org) presenta un aggiornamento circa le iniziative politiche e scientifiche riguardanti ai celebratissimi combustibili sintetizzati dal mondo vegetale. Le notizie ovviamente non sono buone....anzi abbastanza allarmanti.

E' abbastanza comune sentirsi dire che bio-carburanti (prodotti da mais e soia etc.) hanno un impatto in termini di CO2 pari a zero. Cio' di cui non si parla sono invece gli effetti collaterali derivanti dalla produzione. Innanzitutto va anche detto che questo impatto non è propriamente nullo (anzi...) visto che sintetizzare etanolo (da mais esempio) richiede più energia di quella che rilascia come combustibile (anche se nuove implementazioni tecnologiche stanno compiendo progressi in efficenza).
Gli aspetti più preoccupanti, sono pero' quelli contingenti. Capita che per massimizzare la produzione, le coltivazioni (ultraintensive) vengano irrorate con ogni genere di pesticida e diserbante chimico provocando ingenti danni al terreno. Come se non bastasse poi il rendimento energetico che se ne ricava è davvero basso: impiegare tutto il mais coltivato attualmente negli USA (che è molto) basterebbe a mala pena a coprire il 15% del loro fabbisogno di carburante.
L'aspetto legato al mondo dei biocarburanti che pero' è di gran lunga il più allarmante è lingerenza del mercato energetico nel mondo rurale: molti agricoltori stanno letteralmente convertendo campi precedentemente dedicati alla produzione alimentare a culture intensive dedicate alla produzione di biocarburanti, invogliati dal maggior rendimento finanziario. In Brasile, patria dei biocarburanti, si fa di meglio: si rade al suolo la foresta amazzonica per impiantarci colture per biocarburanti, e non si tratta di un caso isolato. E' purtroppo oramai assodato che sulle orme dello stato sudamericano si stanno muovendo una moltitudine di altri paesi in via di sviluppo.
Un processo alternativo per risolvere buona parte di questi inconvenienti, di cui molto si sente parlare ultimamente, è quella della sintesi di etanolo da cellulosa (ergo ogni tipo di pianta). Questo tipo di procedimento permetterà infatti di ricavare etanolo in modo più sostenibile visto che le coltivazioni base (erbe perenni come il panico verga) richiedono molti meno pesticidi e diserbanti e sono più produttive del mais e soya in terreni più poveri.
Parlando di mais, soya e cellulosa nell'articolo pero' non si da alcun risalto alla questione ecologia "in assoluto" dei bio-carburanti: io personalmente ho grandi perplessità a riguardo del concetto di "biocarburante" in se. Le analisi ci dicono che si riducono molto tutte le emissioni (tra tutte zero diossido di zolfo), si abbattono le nanopolveri (si parla di un 65 percento...ma non ho capito bene se si parli di PM10 o anche di PM2,5). Bello, si, ma attenzione, si parla di "riduzione" ....ma non si eliminazione. Vediamo di non farci abbindolare e di dire le cose come stanno: i biocarburanti sono migliori del petrolio ma non sono il toccasana.

» l'articolo di Julia Olmstead comparso s Grist.org

» Il sito web di Internazionale

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