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I medici vogliono proteggere l’ambiente


I medici scendono in campo per la salute pubblica, contro l’inquinamento e gli stili di vita scorretti che ci accorciano la vita.

“Noi medici siamo i primi testimoni delle evidenti ricadute che il danno ambientale provoca sulla salute dei nostri pazienti.
Come operatori delle Aziende sanitarie dei Dipartimenti di prevenzione riveliamo quotidianamente un aumento delle patologie e della mortalità da inquinamento atmosferico. Come medici di Medicina generale constatiamo la diffusione sempre maggiore di patologie tumorali e soprattutto l’abbassamento dell’età di incidenza. Come pediatri registriamo l’aggravarsi nei bambini, specie se residenti in zone più inquinate o più trafficate, di asma, raffreddore primaverile, bronchiti, broncopolmoniti e soprattutto tumori.”

Più o meno con queste parole (ho accorciato un pochino) il presidente FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordine Medici Chirurgici e Odontoiatri), Amedeo Bianco, ha rivendicato per la categoria medica un ruolo attivo nella tutela e nel controllo dell’ambiente e dell’inquinamento atmosferico, per il diritto individuale e collettivo alla salute.

Nel codice deontologico della categoria, sottoscritto anche dalla ISDE Italia (sezione italiana della International Society of Doctors for the Environment), è stato inserito un nuovo capitolo che recita: “il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale vive e lavora l’uomo quale fondamentale determinante della salute dei cittadini (…) Il medico favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva”.

Le due associazioni affermano (purtroppo senza citare le fonti) che il 75% delle patologie e delle cause di morte sia legato al degrado ambientale e a stili di vita scorretti. (Forse hanno sommato tumori e malattie cardiovascolari, di cui parlava anche Bricke qualche giorno fa).

I medici rivendicano il diritto/dovere di dire la loro nelle questioni di salute pubblica, chiedendo ad esempio maggiore attenzione per la valutazione di impatto sanitario, da affiancarsi alla valutazione ambientale strategica.

La categoria è anche disposta a collaborare con altri soggetti (insegnanti, pianificatori territoriali, economisti, politici…) per raggiungere l’obbiettivo di modificare gli stili di vita scorretti (sedentarietà, errata alimentazione, produzione di inquinamento, …) che minano la salute pubblica.

» Le basi etiche di questa scelta ambientalista da FNOMeO
» Dalla diagnosi alla terapia: iniziative sul territorio da FNOMeO

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