Presentato il Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente

Rapporto Ecomafia 2007 Legambiente

Oggi a Roma è stato presentato il Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, stilato ogni anno dal 1994 con la collaborazione di praticamente tutte le forze dell’ordine italiane. Il termine Ecomafia, coniato dalla stessa associazione ambientalista e ora entrato anche nel vocabolario della lingua italiana, indica tutte quelle forme di criminalità organizzata che operano in campo ambientale a scopo di lucro, contro ogni forma di legalità e spesso, come ha anche ricordato il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, contro ogni senso dell’etica e del rispetto umano.

Il rapporto 2007 ci dice che questo fenomeno è in continua espansione, che la criminalità ambientale “fattura” 23 miliardi di euro l’anno, e che ogni ora si commettono tre reati contro l’ambiente.

Il settore “principe” di questi traffici sono i rifiuti: la criminalità organizzata fa sparire ogni anno una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso (2.600 metri), spesso a sparire sono rifiuti speciali o ospedalieri, che magicamente nel trasporto diventano rifiuti urbani, in barba a tutte le norme di sicurezza per la nostra salute. Questi rifiuti o finiscono bruciati nella notte, con grande rilascio di sostanze tossiche (mai sentito parlare delle mozzarelle di bufala campane alla diossina?), sotterrati in discariche abusive non a norma, affondati in mare, oppure spediti all’estero. L’Agenzia delle Dogane ha sequestrato lo scorso anno 286 container che contenevano circa 9mila tonnellate di rifiuti, destinazione principe è la Cina, dove questi rifiuti, tutti ovviamente urbani, finiscono in villaggi sulle coste, dove ciò che si può viene riciclato e smaltito a mani nude e senza alcuna attenzione per la salute umana.

Altro settore che frutta molto denaro è il “cemento”. Le case abusive sono state 30mila per un giro d’affari di 2 miliardi di euro, e il ciclo di appalti truccati e apertura illegale di cave è in grande aumento. Il Rapporto prende in considerazione, tra gli altri, anche il traffico di animali nelle sue diverse forme (traffico internazionale di specie esotiche, combattimenti e corse illegali) e il traffico di opere d’arte.

Non deve sorprendere che ai primi quattro posti di questa “classifica” ci siano le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania), le mafie sono presenti in qualunque attività lecita o illecita che possa far fruttare molto denaro. Non che le altre regioni siano angioletti, ad esempio il Lazio è al terzo posto nel “ciclo del cemento”e al quinto per il traffici di rifiuti.

Qualche “buona notizia” sottolineata oggi: l’aumento delle inchieste (18), degli arresti (126) e delle denuncie (417) di reati contro l’ambiente; lo stanziamento in Finanziaria di fondi per una maggiore lotta alle ecomafie e per l’abbattimento delle costruzioni abusive; l’istituzione dell’Osservatorio per i Crimini Ambientali presso il ministero dell’ambiente. È stata però sottolineata da più parti la necessità di potenziare gli strumenti legislativi a disposizione di procure, magistrati e forze dell’ordine per poter meglio operare e perseguire penalmente questi reati. Al momento, parlando di ecomafie e criminalità organizzata, l’unico strumento è quello introdotto dal Decreto Ronchi relativo al traffico di rifiuti. Il Ministro Pecoraro Scanio ha annunciato per Maggio l’inizio della discussione in parlamento per l’introduzione del Reato Penale Ambientale nel codice italiano. Speriamo bene.

Per chi fosse interessato ad avere il rapporto, Legambiente o Edizioni Ambiente

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