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Eolico

Gita sotto le turbine


Un lettore (Fabrizio) ci ha mandato una pagina di “diario di viaggio” scritto dopo una visita ad un campo eolico. Per una volta non scriviamo dati, rendimenti, polemiche, ma solo emozioni.

Oggi ho visitato per la prima volta un parco eolico, è solo una coincidenza averlo fatto il primo Maggio, anzi è solo perché scuole e uffici sono chiusi sicché io e Leonardo non abbiamo trovato di meglio che andare ad Amlwch a vedere le tre stazioni installate li’ per un totale di 72 turbine (e 33 MW di potenza).

La giornata di sole ha favorito la chiacchierata in auto, così le prime pale volteggianti sono apparse quasi inaspettate, dietro una collina: tante, una quindicina, e molte di più, forse una trentina a colpo d’occhio, qualche miglio più in là… Bianchissime, veloci ma a
velocità diverse, e soprattutto in movimento! Eh sì, perché in foto sono sempre ferme e l’impatto visivo con una cosa del genere che si muove non lascia indifferenti.

Raggiungere l’ingresso del parco non è facile – ma c’è un ingresso? – per fortuna questi cosi per cui nutro uno strano timore misto a rispetto illuminano la via, e alla fine riesco a raggiungere una specie di cancello. Le turbine sono installate in un pascolo ovino, cosa tutt’altro che difficile visto il numero di pecore presenti in Galles.

C’è molto vento, ma il ritmo FFFUMM FFFUMM FFFUMM FFFUMM delle pale è comunque il suono più forte.
Avevo scelto la mia digitale perché ha un buon grandangolo, ma accorgermi che non bastava per abbracciare la vista di una sola turbina è stato frustrante. La vera stranezza è stato notare che una delle turbine era ferma, probabilmente in avaria, e questo era il particolare più rumoroso, più stonato e innaturale di un mondo silenziosissimo, che traduce il vento in energia senza sporcare, senza uccidere e che coopera con la natura senza sottometterla.

Sotto le pale, che pare che ti debbano fare lo scalpo ad ogni passaggio, sembra di stare al cospetto del monolito di Kubrick e d’improvviso questi attrezzi diventano vivi, non semplici macchinari ma sorta di alberi moderni che non liberano ossigeno ma energia; e un po’ pateticamente ho pensato che come gli alberi vanno piantati e poi accuditi, così l’eolico deve essere politicamente e burocraticamente sostenuto, data la massa di opposizioni di ogni tipo che incontra sul suo cammino.

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