Equo e solidale… ma poco ambientale?

Stavo facendo la spesa al supermercato, faccio per agguantare le banane, quando mi si para davanti una scena inaspettata. Due mucchi di banane: uno senza confezioni proveniente dai normali canali di distribuzione ed un altro di banane certificate Ctm, eque e solidali. Ebbene, le Ctm erano confezionate in vaschette di cartone ricoperte di cellophane. E



Stavo facendo la spesa al supermercato, faccio per agguantare le banane, quando mi si para davanti una scena inaspettata. Due mucchi di banane: uno senza confezioni proveniente dai normali canali di distribuzione ed un altro di banane certificate Ctm, eque e solidali. Ebbene, le Ctm erano confezionate in vaschette di cartone ricoperte di cellophane.

E qui il dilemma: possibile che si debba scegliere fra banane eque e solidali e banane ecologiche?

Già non sono un grandissimo sostenitore dei prodotti equi e solidali, ma è possibile che il consumatore “consapevole”, per scegliere una banana equa e solidale, debba contribuire ad aumentare le montagne di rifiuti raccolti nelle nostre città?

La vaschetta per le banane è il tipico esempio di prodotto nuovo e pulito che, come arriva a casa, finisce nella spazzatura. In tre secondi. Fuori dal sacchetto della spesa. Rompi il cellophane, estrai le banane. Banane nella fruttiera e confezione nella spazzatura. Fine della vita della confezione, che si è già trasformata in rifiuto da trasportare e smaltire oppure – nella migliore delle ipotesi – riciclare.

Colmo dei colmi, la vaschetta, prodotta da Ciesse Paper, non è neppure di carta riciclata. Sul sito della Ciesse Paper si legge che la vaschetta è un “prodotto ecologico e naturale, completamente riciclabile”… ma non riciclato… e poi – orrore! – si vedono le foto di decine di vaschette impilate. Rifiuti su rifiuti. E meno male che Ctm, sulla stessa confezione delle banane, afferma di incentivare il lavoro “nel rispetto dell’ambiente”.

Chi come me fa la raccolta differenziata, sa benissimo che almeno il 50% della spazzatura prodotta in casa è costituita da confezioni (di plastica e di carta). Gran parte di queste confezioni sono inutili (si pensi alla scatola di cartone del tubetto di dentifricio), ma le aziende usano le confezioni come strumenti di marketing, per far notare i prodotti, avvicinarli al loro target, facilitarne il placement. Anche Ctm fa questo: usa la confezione per comunicare la bontà del prodotto.

Scavando negli archivi di ecoblog (categoria spesa ecologica), ho scoperto che un dilemma simile al mio si è posto qualche tempo fa anche a lumachina, ma non riguardava prodotti equi e solidali. Adesso mi domando: da chi si autodefinisce “etico”, non ci dovremmo aspettare un marketing più rispettoso dell’ambiente? Come, ad esempio, un cartello all’interno del supermercato, vicino alle banane, invece di migliaia di scatole?

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