Il metano delle risaie

produzione di riso e di metano. foto Audrey SelAl congresso dell'IPCC che si sta svolgendo in questi giorni a Bangkok oltre che di CO2 si parla di CH4, ovvero di metano.

In particolare si e' calcolato che la produzione di metano, in molti Paesi, e' dovuta in maggior parte alle risaie. Nei campi allagati avviene la decomposizione anaerobica del fertilizzante organico (letame). Da questi processi si libera metano, che e' un gas con un alto effetto serra.

Le misure delle concentrazioni di metano in atmosfera paiono essersi stabilizzate dopo decenni di crescita. Alcuni scenari che spiegherebbero questo fatto considerano la riduzione dei campi coltivati a riso in Cina, dove alcune aree marginali sono state abbandonate o destinate ad altre coltivazioni. Altri scenari considerano la sostituzione della fertilizzazione organica con quella di sintesi. Altri studi ancora riconducono la stabilizzazione del metano alla riparazione di pozzi e tubature per il trasporto di combustibili fossili.

Paesi come India e Cina, con popolazioni in aumento e una dieta basata sul riso, farebbero bene ad investire in tecnologie che prevengono l'emissione di questo gas dai campi allagati. In questo modo raggiungerebbero gli obbiettivi di mitigazione climatica prima e meglio di quanto sarebbe possibile fare investendo in altri settori (trasporti, industria o zootecnia).
In Thailandia (che e' il maggior esportatore mondiale di riso) si bruciano le stoppie per ricavarne energia, invece di lasciarle marcire (metanificare) nei campi.

Pete Smith dell'Università di Aberdeen, in Scozia, risponde con l'ovvia considerazione che il primo obbiettivo di molti agricoltori dei Paesi in via di sviluppo e' sfamare la propria famiglia. Le considerazioni climatiche universali vengono in un secondo momento. Far asciugare i campi per ridurre le emissioni di metano e' semplicemente un costo che molti agricoltori non possono permettersi.

Via | Guardian

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