Ambiente, il ritiro dei ghiacciai: il caso Adamello

Anticipando gli argomenti che verranno trattati nel corso della Settimana del Pianeta Terra (14-21 ottobre), il glaciologo Christian Casarotto, ricercatore al Museo Trentino di risorse naturali, ha lanciato l'allarme:

Sul ghiacciaio più grande d'Italia, quello dell'Adamello (16 chilometri quadrati di superficie), a 3.000 metri di quota si sono persi più di tre metri di spessore di ghiaccio, oltre alla neve invernale.

Personalmente ho potuto constatare, durante un giro in moto sulle Alpi svizzere lo scorso settembre, quanto il ritiro dei ghiacciai sia evidente ad occhio nudo; questo vuol dire niente più vacanze in montagna? Niente più gare di sci? Può darsi, ma il problema è ben più complesso di quanto possa sembrare.

La notizia, giunta paradossalmente proprio il giorno dopo la conquista del ghiacciaio del Manaslu in Nepal, operata dall'eroico Marco Confortola che è tornato felicemente in cima ad un ottomila, sullo stato di degrado in cui versano i ghiacciai desta non poche preoccupazioni tra gli studiosi.

La scarsità di accumuli nevosi (nell'ultimo inverno solo una media di 300cm sulle Alpi Orientali, poco superiore sui ghiacciai) ed il forte caldo di quest'estate, che ha sciolto la poca neve intaccando fortemente anche il ghiaccio sottostante, rendono un bilancio fortemente negativo sullo stato di salute delle montagne italiane.

Gli effetti, secondo Casarotto, sono piuttosto drammatici:

All'arretramento glaciale corrisponde, a breve termine, un aumento della disponibilità di acqua ma, a lungo termine, con la scomparsa del ghiacciaio, vi sarà una crisi idrica.

Il problema effettivamente è piuttosto evidente: con l'acqua proveniente dalla fusione glaciale l'uomo riempie i propri bacini idrici artificiali, anche per ottemperare a esigenze come la produzione di energia elettrica (oltre alle esigenze idriche): l'approvvigionamento di acqua, una volta scioltisi i ghiacciai, potrebbe scatenare una vera e propria crisi idrica; ma c'è di più, come spiegato da Casarotto:

Si sta assistendo ad un aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico. Con i cambiamenti delle masse glaciali cambia anche la montagna.

Per denunciare lo status attuale dei ghiacciai ed i rischi connessi al loro scioglimento è stata creata l'iniziativa Ghiacciai di una volta:

Fino al 30 ottobre 2012, gli interessati potranno accedere al sito www.ghiacciaidiunavolta.it e cimentarsi nel riconoscimento di 75 ghiacciai italiani immortalati nelle fotografie d’epoca. Una volta individuati i massicci montuosi cui il ghiacciaio appartiene, i partecipanti dovranno recarsi in loco e fotografarlo dallo stesso punto di osservazione. Il confronto fotografico tra le immagini storiche e quelle attuali dei ghiacciai, ritratte dallo stesso punto geografico, è un metodo di ricerca utile a condurre valutazioni qualitative sullo stato di salute dei nostri ghiacciai.
I migliori scatti, inviati dai partecipanti fino al 30 ottobre 2012, diverranno parte di un progetto di divulgazione glaciologica che si propone di comunicare a tutta la società lo stato di salute dei ghiacciai italiani.

La Settimana del Pianeta Terra, con i suoi 136 eventi organizzati in tutto il Paese dalla Federazione Italiana di Scienze della Terra, è stata organizzata senza alcun finanziamento pubblico e con un grande spirito di sacrificio per dare un forte contributo alla "causa" delle geoscienze in Italia.

Via | Ansa
Foto | Flickr

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