Ambiente, Lombardia: la nuova corsa al petrolio

E' sempre l'oro nero ad essere al centro delle intense attenzioni energetiche italiane: la corsa al petrolio nostrano sembra inarrestabile, nonostante di energia pulita e fonti rinnovabili ormai si parli quotidianamente, dal bar al blog, dal salotto televisivo alla conferenza stampa; in Lombardia, ad esempio, la caccia all'oro nero si sta sempre più intensificando, sopratutto nella pianura Padana.

Una delle più efficienti raffinerie d'Europa, quella di Sannazzaro de' Burgondi (Pv) di proprietà Eni, registra infatti un'attività sempre più intensa e, nel frattempo, numerose compagnie petrolifere hanno inoltrato la richiesta di autorizzazione sul suolo lombardo al Ministero dello Sviluppo Economico: non solo il cane a sei zampe dunque, ma numerosissime compagnie da ogni parte del mondo (i nuovi siti sotto esame sono attualmente ben 25).

Ad oggi in Lombardia risultano 17 concessioni attive di coltivazione idrocarburi e 7 di stoccaggio gas; secondo la Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche le nuove richieste già concesse sono 14 mentre altre 11 sono in fase di valutazione (per 40 Comuni interessati), in tutte le province lombarde (ad esclusione di Lecco e Sondrio); gli imprenditori del settore hanno fatto sapere, tramite Assomineraria, di essere pronti a investire 12miliardi nei prossimi quattro anni per estrarre tutto l'estraibile:

Da un impegno finanziario così rilevante potrebbero derivare almeno 70 mila nuovi posti di lavoro, oltre 40 miliardi di euro di nuove entrate per lo Stato in venti anni e un risparmio sulla bolletta energetica di 120 miliardi di euro nello stesso periodo.

La Exploenergy, ad esempio, ha chiesto il via libera per esplorare un'area di 290 chilometri quadrati tra Bergamo, Brescia e Cremona, la Compagnia generale idrocarburi e Enel invece si contendono 360 chilometri quadrati nel pavese e a Tortona (nell'alessandrino piemontese) nella ricerca di gas tra i vitigni; l'americana Mac Oil sta attendendo il via libera definitivo del ministero (dopo aver incassato quello del Pirellone) per un'indagine sismica non soggetta a verifica di impatto ambientale tra Cremona, Lodi, Milano e Pavia.

Secondo le dichiarazioni del ministro Passera l'obiettivo è raddoppiare la produzione interna di idrocarburi nel giro di pochi anni e ci sono ben pochi dubbi sul fatto che queste autorizzazioni verranno rilasciate; il prezzo alto dei barili sui mercati finanziari rendono l'approvvigionamento petrolifero sempre più complesso per l'Italia, spiega Assomineraria motivando l'impennata petrolifera italiana.

Sono tuttavia in tantissimi a storcere il naso sulle trivelle nella pianura padana, sopratutto dopo che il terremoto in Emilia ha reso evidenti alcune criticità ambientali derivanti dalle trivellazioni e dallo stoccaggio del gas.

Via | Corriere della Sera

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