Esplosione sul metanodotto ucraino: l’Europa è nuda

Esplosione gasdotto ucraino

Uno scoppio lungo il tratto ucraino del gasdotto che porta il metano dalla Russia all’Europa ha interrotto ieri per una ventina di minuti le forniture di gas naturale verso il vecchio continente. L’esplosione ha distrutto circa 30 metri di gasdotto: il tubo, del diametro di 1,40 metri, ha sparato frammenti fino a 150 metri di distanza. Lo scoppio è avvenuto alle 12:30 ora italiana nella regione di Kiev – in un’area paludosa – ed ha causato un incendio che in mezz’ora si è divorato un ettaro di terreno, ma senza provocare vittime o danni.

Il gasdotto del fattaccio – terminato nel 1983 – è lungo 4'451 Km: parte dai giacimenti di Urengoil (Siberia occidentale) e arriva al confine con la Slovacchia, a Uhzgorod. L’80% del metano russo che arriva in Europa passa da questo gasdotto e le forniture russe coprono ben il 25% del fabbisogno europeo di gas naturale. L’interruzione della fornitura è durata giusto il tempo di chiudere la sezione interessata dall’incendio, di dirottare il gas verso altre condutture e di immettere nei tubi anche alcune riserve sotterranee di gas.

Tutto sommato, l’episodio è molto meno grave di quello verificatosi nel 2006, quando la Russia interruppe le forniture a causa di una controversia sui prezzi con l’Ucraina. Nonostante questo, episodi del genere ci ricordano l’estrema fragilità energetica dell’Europa e depongono a favore della costruzione dei rigassificatori progettati in Italia. La continuità delle forniture di ieri la dobbiamo infatti unicamente alla buona volontà dell'ucraina Naftogas e della russa Gazprom.

Dal canto suo comunque il governo (in particolare il Ministero dello sviluppo economico) spende parole tranquillizzanti sull’accaduto:
"Secondo i primi accertamenti, dei sei gasdotti che attraversano l'Ucraina e portano il gas verso l'Europa, uno solo è stato interessato dall'esplosione, le cui cause sono ancora in corso di valutazione. Aumentando la portata negli altri cinque e considerato che ora siamo in un periodo di bassi consumi e quindi di minori importazioni, il sistema dovrebbe continuare a garantire gli approvvigionamenti necessari verso l'Europa. In questo momento la situazione è sotto controllo".

Via | Ansa

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