Fertilizzare gli oceani

fioriture algali tra Francia e Regno Unito

Dal rapporto IPCC di Bangkok sono emerse delle possibilità per combattere la CO2, una di queste è la fertilizzazione degli oceani.

Si è pensato di trasferire in mare il concetto di cattura del carbonio dalla CO2 delle piante terrestri in crescita, funzione che può essere operata dalle microalghe del fitoplancton: queste sono responsabili di almeno la metà del processo di fotosintesi su scala globale e quindi hanno già influenza sulla quantità di CO2 nell'atmosfera.

Ad oggi si è notato come queste microalghe siano sempre più rade, gli scienziati hanno quindi pensato di fertilizzare gli oceani immettendo ferro.

In generale negli oceani la crescita di fitoplancton è limitata da azoto, fosforo e silicio disponibili, ma in alcuni oceani come il Pacifico equatoriale e l'Oceano Meridionale questi elementi sono abbondanti e la scarsa produzione di fitoplancton è data dall'esaurimento di sostanze ferrose.
Il ferro viene trasportato dal vento come pulviscolo metallico, in quantità che cambiano con il mutare delle condizioni sulla terra ferma, come lo scioglimento dei ghiacciai.

Già nel 1993 un equipe condusse un esperimento nell'oceano Pacifico equatoriale e notarono come, in cambio di centinaia di kg di composto ferroso, fiorì fitoplancton.
Ad ottobre 2006 sono stati fatti degli esperimenti proprio nell'oceano meridionale con il SOIREE (Southern Ocean Iron RElease Experiment), liberando 8500 kg di un composto ferroso in un area di 8 km.

Gli stessi esperimenti sono stati condotti anche in Mediterraneo tra Israele e Cipro, con la partecipazione della professoressa Nadia Pinardi responsabile del laboratorio di oceanografia marina dell' INGV: anche in questo caso la fioritura avvenne, ma ci fu un massiccio attacco da parte dei pesci mangiatori di microalghe.

Tutt'ora, in nuova Zelanda, si stanno testando gli stessi esperimenti per capire se anche qui la fertilizzazione funzioni, poiché gli oceani del mondo hanno diversi comportamenti in circolazione , composizione di specie ed elementi nutritivi.
In Gran Bretagna, si sta anche studiando cosa accade in situazioni di carenza di ferro durante i cambiamenti climatici, prima e dopo le epoche glaciali. Già dai primi studi si è compreso che i cambi di disponibilità di pulviscolo ferroso alla fine delle epoche glaciali, spiegano metà dell'incremento di CO2 nell'atmosfera.

In teoria, se la fertilizzazione degli oceani potesse avvenire con la semplice introduzione di ferro, tramite la fioritura di fitoplancton si potrebbe attenuare l'effetto che l'uomo sta producendo sul clima.
Ma fertilizzare gli oceani non è una banalità, oltre ad evitare il semplice problema dell'attacco di pesci bisogna tenere conto che non sappiamo quali potrebbero essere gli effetti a lungo termine di una fertilizzazione oceanica, si potrebbero creare più problemi di quelli che ora dobbiamo risolvere, come afferma anche Sallie Chisholm del Massachusetts Institute of Tecnology.

L'Ecosistema marino costiero e profondo, di qualsiasi oceano non è ancora del tutto compreso ed ogni studio, ogni immersione porta alla luce nuove scoperte questioni cui si deve tenere conto prima di pensare che del Ferro possa risolvere tutti i problemi di CO2.
Bisogna valutare tutti i pro e i contro di questa geoingegneria prima di servirsene in modo superficiale, magari tenendola come soluzione estrema, pensando nel frattempo ad aumentare lo sviluppo di fonti alternative (eolico, solare...).

[Francesca Pratali]

» Effect of natural iron fertilization on carbon sequestration in the Southern Ocean on Nature
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