Occupy Farms, la rivoluzione non esiste senza riforma agraria

Non c'è mai stata una rivoluzione senza una riforma agraria; è questo il principio su cui si poggia Occupy Farms, nato sull'onda lunga newyorkese delle tende di Occupy Wall Street: nutrire il corpo e la mente, un esempio didattico di agricoltura sostenibile e a bassa intensità.

Il grande merito dei movimenti Occupy è stato quello di evidenziare l'enorme divario sociale che il modello economico vigente ha prodotto, in maniera particolarmente accentuata negli Stati Uniti: diseguaglianze che, non per fare demagogia, hanno arricchito il ricco ed impoverito low e middle class (concetti lievemente differenti dalla "classe media").

Occupy Farms nasce alla fine del 2011 come azione collettiva di servizio, quando i contadini del New England (che hanno sentito la crisi americana abbattersi ciecamente sulle loro attività) hanno cominciato a fornire agli occupanti di Wall Street cibo e sostegno; si è creato qualcosa che va oltre slowfood, oltre l'agricoltura biologica a chilometri zero, oltre le vacanze in campagna e oltre la sagra di paese, qualcosa che ha unito tutto questo e che oggi produce reddito e sosteniblità.

In questo senso nasce, parallelamente a Occupy Wall Street, il movimento Occupy Farms: per creare un legame nel movimento Occupy, un legame che riporti alla terra, che renda il cittadino più consapevole di quello che succede lontano dal cemento e l'argicoltore più coinvolto di quanto succede in città.

Occupy Farms è una relazione dunque, una relazione tra chi occupa il suolo pubblico delle città e chi occupa la terra per lavorarla, per renderla viva; non stiamo parlando di contadini con zappa e vanga, o almeno non solo: parliamo di persone schiacciate nella loro attività dall'economia di mercato e dalla grande distribuzione, ma che grazie ad Occupy Farms hanno dimostrato che lavorando la terra si può non solo sopravvivere, ma anche prosperare al di fuori dell'attuale sistema socio-economico: nessun sistema alimentare può sopravvivere se il profitto è prioritario alle necessità umane.

La ricerca di un mondo abbondante e sostenibile, che parrebbe più simile al sacro Graal per l'umanità, ha creato Occupy Farms: è stato un cambio di mentalità; la priorità non è più il desiderio ma la necessità delle persone.

apprezziamo più l'acqua, la terra e l'aria più delle banconote della Federal Reserve. Il nostro obiettivo è generare reddito e flussi economici per le comunità locali che ci circondano; chiediamo un clima positivo di uguaglianza, accettazione e convivenza civile tra tutte le persone. Cerchiamo di essere un santuario dove gli occupanti e gli attivisti possano ritirarsi dalle loro fatiche in città e respirare un futuro dal sapore antico. Auspichiamo l'evoluzione della coscienza umana.

spiegano sul sito web di Occupy Farms; trasparenza, cooperazione, sostenibilità e reddito (non profitto) i valori fondanti.

La formazione delle comunità locali sull'agricoltura sostenibile, che contribuisce a stabilire chiaramente la sovranità alimentare della comunità stessa, sono alla base delle occupazione delle fattorie, azioni che vogliono dichiaratamente creare gruppi di lavoro in fattoria e non occupazioni fini a se stesse.

L'iniziativa è esplosa come una bomba ad orologeria, dalla costa est degli Stati Uniti si è propagata lungo la linea atlantica per sbucare addirittura dall'altra parte, in California (l'esempio di Occupy Farms più importante): il 22 aprile scorso 200 attivisti hanno occupando il tratto di Gil, un appezzamento agricolo ad Albany in uso dall'Università della California Berkeley come laboratorio a cielo aperto; quello che sarebbe dovuto essere, nelle intenzioni dell'Università e di diverse Ong e attivisti, un punto di riferimento per l'agricoltura sostenibile, è diventato tuttavia il chiaro esempio dello sviluppo esclusivamente commerciale del suolo pubblico.

Compostaggio dei rifiuti, riciclo e riuso, colture locali, sfruttamento delle risorse naturali e cooperazione, l'occupazione è stata tuttavia osteggiata dall'Università stessa che ha visto in pericolo i finanziamenti per la ricerca.

Occupy Farms tuttavia non è un banale movimento pirata che colpisce, lavora e scompare, ma un movimento che intende riavvicinare l'uomo alla natura, rendendo i concetti di sovranità alimentare e sostenibilità agricola e rifiutando l'attuale modello, che sfrutta intensamente le colture perseguendo la logica del profitto più feudale possibile.

Via | PolisBlog
Foto | OccupyFarms

  • shares
  • Mail