Ambiente, il debito ecologico del Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo, solcato in lungo e in largo da navigatori, eroi, miti e dei di ogni epoca, vive oggi una delle sue epoche più difficili: si definisce "impronta ecologica", l'impatto che ciascuno di noi ha, in questo caso, sul Mare Nostrum, e dal 1961 al 2008 è cresciuta del 52%, mentre la biocapacità (l'insieme dei servizi ecologici erogati dagli ecosistemi naturali) è calata del 16%.

"Che diavolo stai dicendo Wilson?" mi chiederebbe qualcuno: semplicemente che più ci evolviamo e meno siamo rispettosi del mare al quale, come italiani e come europei, dobbiamo praticamente tutto, dalla leggenda della fondazione di Roma ai corridoi per il prezioso petrolio libico.

Secondo l'ultimo rapporto del Global Footprint Network dal titolo "Andamento dell'impronta ecologica nel Mediterraneo" gli italiani sono coloro i quali utilizzano più risorse rispetto alle capacità dell'ambiente di rigenerarle: un deficit ambientale cresciuto negli anni.

Ha spiegato Gianfranco Bologna del Wwf, prendendo ad esempio il caso Italia:

Considerando solo quest'area geografica, la domanda per le risorse e i servizi ecologici è aumentata del 197% nei 47 anni presi in esame, quasi triplicando il deficit ecologico (+230%). Negli ultimi quattro anni invece la differenza fra domanda e offerta a livello locale e' salita del 150%.

Un record negativo, sopratutto nell'ultimo anno: l'Italia infatti detiene il record di deficit ecologico tra i paesi mediterranei, detenendone un quarto del totale: un po' come il debito pubblico, a pagare in questo caso è l'ambiente.

Come spiegato da Paolo Lombardi, direttore del Wwf Mediterraneo, il progresso non è stato, sino ad oggi, utile nel rispetto ambientale:

Paradossalmente con la crisi economica e finanziaria in atto si stanno prendendo provvedimenti che deregolamentano la tutela del capitale naturale e dei beni comuni invece che rafforzarla (azioni politiche in questo senso sono già presenti nei piani di Grecia, Spagna, Portogallo ed anche dell'Italia). Le nostre società devono rendersi conto che investire oggi nell'affrontare le questioni ambientali e la salvaguardia del capitale naturale nel Mediterraneo getterà i semi per le economie sostenibili del futuro. Economie sostenibili, sicurezza e dialogo culturale, infatti, non possono essere raggiunti senza un ambiente mediterraneo sano.

Il dato dell'impronta ecologica si ottiene calcolando la superficie necessaria per produrre le risorse che le persone consumano, quella occupata da infrastrutture e quella di foresta necessaria per sequestrare la CO2 non assorbita dagli oceani.

E' fondamentale porre maggiore priorità alle tematiche ambientali, perchè direttamente connesse con la salute generale del pianeta e, più microscopicamente, dell'essere umano; ma non è solo l'aspetto ecologico, seppur centrale, a richiedere più accortezza in tal senso: è la storia di quest'area, è la culla nella quale la civiltà moderna è cresciuta, si è sviluppata, bagnandosi delle culture che questo meraviglioso mare bagna contemporaneamente: dalla Francia al Libano, dall'Egitto all'Italia, dalla Slovenia alla Tunisia.

Via | Ansa
Foto | Flickr

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