Unità di misura ecologiche

Misurare l'ecologia. - foto AtomicjeepRagazzi: non sarebbe comodo guardare le etichette di due oggetti e poter dire: "prendo questo invece di quest'altro perché e' più ecologico"? Per farlo servirebbe una unità di misura dell'ecologicità.

All'università mi dicevano: "Prima misura, poi pensa, infine parla." Se mancano le unità di misura, il procedimento resta valido; solo che per prima cosa bisogna procurarsi delle unità di misura.
Questa nuova unità dovrebbe misurare l'impatto dell'oggetto per tutto il suo ciclo vitale in termini di energia, risorse, inquinamenti, ecc... io la vedrei bene come numero relativo: negativo se la cosa consuma molto, positivo se la sua produzione porta dei vantaggi al Pianeta.

Il problema enorme alla base di questo sistema e' che bisogna dare un valore a tutte le cose: dire quanto vale la conservazione della natura, quanto vale la purezza dell'aria, quanto vale uno scarico industriale. Servirebbe un piccolo esercito di naturalisti, economisti, fisici e filosofi che lavorassero per definire le variabili che compongono questa unità di misura (già mi vedo la nuova bacheca al Museo dei Pesi e delle Misure di Sèvres!)

Un lettore (Proust), che ha avuto la mia stessa idea ma che ci ha pensato su più a lungo, mi ha mandato questa mail, piena di ispirazioni:

L’idea mi venne in mente parlando dei consumi energetici nelle diverse fasce orarie: ultimamente viene spesso pubblicizzato di utilizzare gli elettrodomestici nelle ore serali e notturne per risparmiare in quanto il costo dell’energia in tali fasce è minore. Parlando con varie persone che sostenevano la correttezza di questa affermazione mi soffermai sul pensare a quanto costi in realtà produrre la corrente, tutti convennero con me che la produzione di energia elettrica in termini ambientali è esattamente identica sia che essa venga prodotta di giorno sia che ciò avvenga di notte; il risparmio infatti deriva solo dalla differenza tra domanda e offerta.

In altre parole mi sono reso conto che spesso parlare di soluzioni ecologiche utilizzando come unità di misura “i soldi” non rispecchia la realtà dei fatti.
Frutto di successive riflessioni mi sono chiesto perché non si possa introdurre un nuova unità di misura opportunamente dimensionata e regolamentata: la ECO-Unità (nome molto poco fantasioso) che venga apposta su tutti i prodotti, accanto al prezzo, per valutarne il reale impatto ambientale.
Un esempio pratico delle potenzialità di tale sistema poterebbe essere quello dell’acqua minerale: una bottiglia d’acqua in plastica e una in vetro oggigiorno sono grossomodo sullo stesso piano in termini di prezzo (€), ma siamo tutti d’accordo che in termini ambientali la bottiglia di plastica ha un costo ben più oneroso rispetto al vetro; se sulle stesse venisse scritto chiaramente il valore in ECO-Unità, il consumatore potrebbe valutare meglio ed essere più conscio di ciò che comporta la sua scelta.

Mi rendo conto che la fattibilità di tale progetto è ben lungi dall’essere immediata, tuttavia non ritengo che sia un obbiettivo irraggiungibile.
La ECO-Unità non dovrà per forza rappresentare qualcosa di fisico (metri cubi d’aria pulita, alberi, ecc), potrà essere una quantità puramente astratta, o al più rappresentare il costo ambientale in un determinato momento di un particolare bene di uso diffuso (es. costo ambientale che aveva una bottiglietta di plastica nel 2000), su cui tutto poi andrebbe opportunamente scalato.
Per quanto riguarda la classificazione basterà che una commissione (già esistente per altri controlli) valuti ciascun prodotto secondo tabelle prestabilite, in modo che sulla confezione di ogni bene di consumo compaia un valore in ECO-Unità corrispondente all’impatto ambientale che materie prime impiegate, produzione, smaltimento del packaging e successivamente anche il trasporto comporta.
Tornando all’esempio delle bottiglie d’acqua: a parità di prezzo in € sulla bottiglia in vetro comparirà un valore di ECO-Unità pari a 1/5 (valore puramente esemplificativo) rispetto a quello che comparirà sulla bottiglia di plastica.

I possibili vantaggi sarebbero molteplici:
- il consumatore avrebbe uno strumento semplice, certificato/unificato e imparziale per valutare le proprie scelte ecologicamente;
- le aziende avrebbero maggiori interessi ad aggiornare e migliorare le proprie metodologie produttive per ottenere un “punteggio” maggiormente eco-compatibile, in vece di puntare su marketing e packaging, per fare più profitti;
- lo Stato avrebbe uno strumento di controllo capillare in più per regolamentare e controllare l’effettivo impatto ambientale del Paese.

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