Biocarburanti, una promessa infranta sullo scoglio del neocolonialismo energetico

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I biocarburanti, quelli di prima generazione, non hanno deluso le aspettative soltanto per il conflitto food-fuel. Se non saranno le bioenergie a salvare il mondo dall'aumento del costo dei fossili e dall'inquinamento, ci sono anche altre ragioni. Lo illustra una tesi di Magdalena Kuchler del Centre for Water and Environmental Studies della Linköping University (LiU).

Quando ci si interroga sul futuro delle bioenergie bisogna valutare l'impatto della produzione su larga scala di biocarburanti su tre macroaree: clima, energia e cibo. Secondo la Kuchler, le bioenergie non potranno sviluppare completamente il loro potenziale perché l'attuale sistema economico si fonda sulle produzioni più convenienti e più economiche.

La produzione di biocarburanti, scrive la Kuchlerm, deve inserirsi in una economia di mercato, che è completamente correlata alla crescita economica ed all'accumulo di capitale.

Ne consegue che il settore bioenergetico è portato a puntare su monocolture che si avvalgono di produzioni meccanizzate. Si cambia inoltre la destinazione d'uso del territorio, con un aumento delle emissioni di gas serra che brucia le riduzioni di inquinanti che i biocarburanti dovrebbero fornire. La produzione altamente meccanizzata, infatti, crea una maggiore dipendenza dai combustibili fossili, piuttosto che il contrario.

Senza contare, e il ragionamento non fa una piega, che i piccoli agricoltori di tutto il mondo non hanno nulla da guadagnare dal grande modello di produzione centralizzata che è necessario per contenere i costi di una rivoluzione bioenergetica. Sommando i pro e i contro non rimane molto di sostenibile. Al contrario, in alcuni casi sono state ripristinate quelle strutture coloniali in cui le necessità di nazioni sviluppate di accapparrarsi grandi quantità di energia a basso costo vengono prima di tutte le altre esigenze, per esempio della necessità di un mondo che conservi un equilibrio ecologico e sociale.

Via | Linköping Universitet
Foto | Idaho National Laboratory su Flickr

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