Etichetta per il clima per sapere quanto inquiniamo, ma ci servirà?

Il discorso intorno alle emissioni di C02 dei prodotti entra nel vivo della discussione con la presentazione dei risultati del progetto volontario Etichetta per il clima a cui hanno preso parte un centinaio tra imprese e aziende italiane.

La questione è vecchia e vede una Europa piuttosto scettica rispetto a una etichettatura che indichi quanto un prodotto sia inquinante o meno rispetto alle emissioni di CO2 prodotte lungo l'intera filiera. Di mezzo i sistemi di certificazione PAS 2050, ISO 14067, QUAM che però come nota Legambiente:

accordiamoci su caratteristiche e regole fondamentali a cui tutti si debbono attenere.


Onestamente non si è ancora capito se funziona o meno etichettare i prodotti in base al conteggio delle emissioni di CO2. Famoso il caso sollevato, ad esempio, a proposito della spesa a Km0 che non diminuirebbe l'impatto ambientale perché i conti da fare non sono così semplici come si pensa.

Resta di fatto la necessità di conoscere effettivamente quanto si consuma e cosa si consuma sopratutto. Legambiente spiega che l'etichettatura che misuri le emissioni di CO2 di un prodotto serve:

Per l'azienda, misurare l'impronta è segno di responsabilità e desiderio di maggior sostenibilità; per il cittadino, scegliere il prodotto di qualità ambientale (e non solo efficace e meno costoso), è una libertà e responsabilità nuova; Legambiente, con i cittadini che sempre più numerosi aspirano a cambiare stili di vita, sostiene le aziende che innovano con intelligenza verso la sostenibilità: da questo incontro trae forza l'economia, la Green economy;La risposta duratura alla crisi.
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