La diossina di Taranto

a Taranto si parla di come gestire il pericolo diossinaTaranto soffre per la diossina proveniente da uno stabilimento che ha avuto il permesso speciale di emetterne più di un inceneritore (centomila volte più di un inceneritore). La gente di Taranto non e' centomila volte più resistente della gente del resto d'Italia alla diossina.

Le diossine hanno una bassissima biodegradabilità ed un alto fattore di accumulo nei grassi degli organismi viventi, che non sono in grado di metabolizzare tali molecole. Gli effetti della diossine si manifestano nell’apparato endocrino e riproduttivo e, in misura molto minore, provocano tumori.

In passato si e' scelto di far correre un rischio sanitario alla popolazione in cambio di 4.000 posti di lavoro e sviluppo industriale. Oggi, a ridosso delle elezioni, si discute di come investire i soldi derivanti dalla compensazione del rischio corso dalla gente. Le royalties sono delle risorse in denaro o in beni messi a disposizione per prevenire i danni provocati da grandi industrie inquinanti, discariche e opere pubbliche con un rilevante impatto ambientale. Sono frutto di un accordo volontario tra industria ed enti territoriali.

Ci sarebbero potuti essere anche i risarcimenti dei danni ambientali derivanti dai processi in corso contro l'ILVA, ma comune e provincia non si erano costituiti parte civile.

Il senatore Fernando Rossi (ex Pdci) ha presentato un’interpellanza al governo nazionale in cui, partendo dalla denuncia dell'Espresso, si evidenzia come nella zona di Taranto si accumuli il 90,3% di tutto l’inquinamento industriale nazionale da diossina. (Hanno chiuso altri stabilimenti che la emettevano, per questo l'ILVA di Taranto ha il primato).

La settimana scorsa uno dei candidati in lista per le elezioni a Taranto (Ezio Stefàno) ad un convegno dell'UDEUR ha espresso il suo impegno a destinare le royalties alla ricerca scientifica, allo sviluppo di un polo siderurgico pulito e a imporre delle scelte tecnologiche o tecniche di produzione tali da minimizzare le emissioni o il loro contenuto di inquinanti.

Dal prossimo 11 giugno le emissioni saranno monitorate, grazie ad un protocollo di intesa siglato da ILVA, Regione, ARPA, USL, istituzioni locali.

» Fernando Rossi porta il “caso Ilva” in Parlamento su Il Meridiano

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