Centro oli Eni a Viggiano, la sicurezza inesistente della Direttiva Seveso II

Di Eni e Basilicata ne abbiamo parlato giusto ieri, quando è trapelata la notizia del raddoppio delle estrazioni petrolifere in Basilicata; quello tra il cane a sei zampe e l'ambiente lucano è un rapporto piuttosto turbolento, che si consuma giorno per giorno a ritmo incessante.

Sempre di Eni e Basilicata parliamo oggi, in particolare degli stabilimenti tenuti ad osservare la Direttiva Seveso II, relativa per intenderci al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti, approvata allo scopo di limitare le conseguenze di eventuali problematiche che potrebbero insorgere per l'uomo e per l'ambiente: di questi stabilimenti uno è il centro oli Eni di Viggiano (Pz).

Il Decreto legislativo n°334, che recepisce la direttiva comunitaria Seveso II, obbliga i gestori di tali impianti, definiti a rischio, di redigere ed aggiornare un piano di emergenza interno ed esterno allo stabilimento; il piano d'emergenza prevede inoltre l'obbligo di informare, in caso di incidente, la popolazione e le autorità e di predisporre con il Prefetto e la Regione un piano d'emergenza.

Secondo il radicale Maurizio Bolognetti al Centro oli di Viggiano dell'Eni l'attuazione di tale normativa nel caso lucano è assolutamente inadeguata:

A 15 anni di distanza dall'avvio delle attività, e per ammissione della stessa prefettura di Potenza, non una volta i cittadini di Viggiano hanno preso parte a una esercitazione e solo da un paio di anni il comune si è premurato di distribuire un opuscolo che illustra i comportamenti da seguire in caso di incidente.
Il piano di emergenza esterno, attualmente in fase di aggiornamento, resta per la popolazione un documento “top secret” del quale non si è mai favorita la conoscenza e la divulgazione, alla faccia di quanto prescrive la Convenzione di Aarhus.

In tal senso alcuni fatti recenti, secondo Bolognetti, sono piuttosto emblematici di come viene gestita la trasparenza del Centro oli: il 28 settembre scorso, secondo un operaio intervistato da Radio Radicale, si è verificato un problema alle turbine all'interno dello stabilimento e, nonostante le persistenti richieste dello stesso Bolognetti e di altre associazioni, nessuno ha fornito rassicurazioni in tal senso, Arpa Basilicata compresa (un modo di fare che per 10 anni ha permesso all'inceneritore Fenice di Melfi, di proprietà Edf, di inquinare liberamente).

Provocatoriamente, il radicale ha enumerato alcune domande:

è troppo pretendere che dopo 15 anni la Prefettura di Potenza e il Comune di Viggiano mettano a disposizione sui rispettivi siti il “Piano di emergenza esterno” con relativi allegati e cartografie? Sarebbe questo un modo concreto per consentire a tutti l’accesso a documenti elaborati, almeno in teoria, per tutelare la salute, la sicurezza e la pubblica incolumità.

Via | Radicali.it
Foto | Linkiesta

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