Rifkin parla di idrogeno e di rinnovabili

jeremy Rifkin e Anna, foto D'AmatoJeremy Rifkin ha sequestrato le penne dalle prime file, per impedire alla gente di distrarsi scrivendo e prendendo appunti: voleva la massima attenzione disponibile.
Era stato invitato al festival della biodiversità del Parco Nord di Milano e ha iniziato parlando del picco del petrolio e di come le stime più ottimistiche ci diano altri 20 anni (i pessimisti parlano di 3 anni) prima della fine della nostra era. Quando il petrolio inizierà a scarseggiare, i prezzi saliranno e si potranno fare affari d'oro; per questo le compagnie petroliere ostacolano il passaggio massiccio alle rinnovabili e all'autoproduzione di energia.

Ha poi descritto un futuro ideale senza carbone "pulito" e senza nucleare "sicuro". E' stato molto duro sulla fattibilità tecnica, sulla convenienza economica e sulla lungimiranza geologica di stoccare la CO2 nel fondo degli oceani. Ha ricordato come i nuclearisti abbiano aperto le centrali dicendo ai governi "dateci soldi e tempo, che un modo di gestire le scorie lo troveremo". Soldi e tempo ne hanno avuti e le scorie ancora aspettano una sistemazione sicura. Secondo Rifkin i carbonai di oggi usano la stessa retorica: "Presto, serve energia, dateci soldi e il permesso di aprire nuove centrali a carbone, che a dove mettere la CO2 penseremo in seguito".

Rifkin ha descritto un futuro in cui l'energia viene prodotta da fonti rinnovabili (sole, vento, idroelettrico, geotermia e pure da biomasse o rifiuti) e conservata in forma di idrogeno (ottenuto per elettrolisi dell'acqua). In pratica ha riassunto la dichiarazione sulla terza rivoluzione industriale di cui parlavamo ieri. Ha dato speranza a tutti i presenti facendo notare che se Vittorio Prodi e' riuscito a mettere d'accordo la maggioranza del Parlamento Europeo, con gente non sono di diversi partiti, ma anche di diversi Paesi... allora possiamo concederci il lusso di sperare che ci riescano anche i governi nazionali, a mettersi d'accordo!

Per finire, la parte più interessante del discorso verteva sulle reti energetiche intelligenti composte da nodi indipendenti, capaci di produrre energia in modo pulito e di scambiarla in rete. Queste reti sono frutto di un salto qualitativo non solo dei mezzi di produzione, ma anche delle comunicazioni paragonabile alla rivoluzione dell'avvento di Internet in cui la gente da consumatore di informazione e' diventata produttore. La produzione di energia non resta appannaggio di pochi e non resta concentrata in luoghi che vanno difesi con un esercito o con forze geopolitiche massicce.

Se tutti possono diventare padroni della propria centrale domestica e si connettono ad una rete da cui prendere e a cui dare energia a seconda dei casi, il flusso di energia diventa più democratico. E' un modo nuovo di fare business basandosi sulla condivisione. Anni fa non si credeva possibile che progetti basati sulla condivisione e sull'open source potessero funzionare, ma abbiamo le prove che questo e' accaduto.
Rifkin ci ha invitati alla prossima rivoluzione, quella in cui la gente si approprierà dei mezzi di produzione dell'energia.

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