Inquinamento ed allergie, la "primavera" che non finisce mai

I cambiamenti climatici degli ultimi 15 anni, a posteriori di circa 170 anni di industrializzazione massiccia verificatasi in quasi tutto il pianeta, hanno mutato fattivamente il rapporto tra l'uomo e l'ambiente esterno; il riscaldamento globale e l'inquinamento atmosferico infatti hanno modificato, incrementandolo, il carico pollinico delle piante.

Secondo la World Allergy Organization infatti negli ultimi anni si sarebbe riscontrato un incremento della prevalenza di asma del 6,6%, con punte del 38% in Italia; l'aumento del carico pollinico infatti ha portato ad un aumento di severità delle malattie allergiche: asma, ricongiuntiviti, infezioni respiratorie acute, a fare le spese del riscaldamento globale siamo anche e sopratutto noi: il guaio è che spesso lo sottovalutiamo.

Lo ha spiegato piuttosto chiaramente il prof. Floriano Bonifazi del Dipartimento di malattie immuno-allergiche e respiratorie dell'Azienda Ospedaliera di Ancona:

Oltre alla crescita delle malattie allergiche, l’inquinamento atmosferico può modificare in senso peggiorativo anche l’effetto degli aeroallergeni sulle stesse malattie. Ad esempio gli effetti infiammatori dell’ozono, del particolato atmosferico e del biossido di zolfo determinano una più facile penetrazione degli allergeni pollinici nelle vie aeree.

In particolare, secondo il prof. Bonifazi, il problema è relativo ai motori diesel, che si è stimato producano circa il 25% di tutto il particolato atmosferico; negli ultimi anni è emersa anche una relazione tra la crescita di patologie allergiche ed eventi atmosferici straordinari.

E' il caso questo dell'uragano Katrina: in condizioni di forte e persistente umidità infatti (anche durante temporali intensi) i granelli di polline rilasciano più facilmente parte del loro contenuto nell'atmosfera a causa dello shock osmotico; è successo a New Orleans tra ottobre e novembre 2005:

In quel periodo gli ospedali di New Orleans registrarono un numero più elevato di pazienti con allergia e sintomi da raffreddamento: secondo i medici di New Orleans l’allergia alle muffe e alla polvere, conseguenti all’uragano, hanno reso i residenti più sensibili alle malattie allergiche di tipo respiratorio. La tosse irritante di New Orleans è stata soprannominata ‘tosse di Katrina’.

Già da 10 anni la ricerca sta tentando di ovviare al problema sia con modalità preventive che curative: interazione interdisciplinare, potenziamento dei servizi di allergologia, crescita professionale del medico allergologo, investimenti nella ricerca; secondo Costantino Troise, ex presidente dell'AAITO (Associazione Allergologi ed Immunologi Territoriali Ospedalieri)

Se non si andrà in questa direzione l’epidemia di allergie rischia di non trovare risposte adeguate e assisteremo ad un peggioramento della condizione dei cittadini affetti da malattie allergiche, sia attuali che nuovi, esclusi dalla possibilità di beneficiare delle migliori competenze professionali disponibili e delle opportunità terapeutiche di ultima generazione e quindi, in ultima analisi, di rendere esigibile il loro diritto alla salute.

Via | WAO Journal
Foto | Flickr

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